Page 251 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Nella cassaforte di “The voice of Gold”







            al di là della loro valenza persuasiva derivante dai riferimenti simbolici e ideologici,
            possedevano una forza anche economica, anzi, forse soprattutto economica, perché
            era proprio l’immagine dell’imperatore, ossia dell’autorità emittente, a confermare il
            valore del pezzo posseduto e di conseguenza la sua accettazione nei pagamenti di
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            differente entità , una sorta di “rassicurazione economica”  in anni nel corso dei qua-
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            li numerosi interventi riformatori e l’esplodere inflativo dei prezzi delle merci compro-
            mettevano la fiducia nella moneta come strumento di scambio e per regolare debiti e
            crediti. In questo contesto economico/ideologico, nel corso della Tetrarchia, a partire
            dal 286 e ancor più dal 294 furono coniate alcune serie di aurei, frazioni e multipli
            dell’aureo in particolare nelle zecche di Ticinum, Aquileia, Roma, Ostia, Cartagine,
            Siscia, Nicomedia, Antiochia. Dallo standard di 1/70 di libbra (g 4,8 circa) adottato da
            Caro, Carino e Numeriano si passò a 1/60 di libbra (g 5,45 circa), peso caratteristico,
            con qualche lieve scostamento a seconda delle zecche, di tutto il periodo tetrarchico
            e alla base di un’articolata produzione di frazioni e multipli in rapporto duodecimale
            e con una scelta iconografico/comunicativa ben precisa: ricondurre la prima diarchia
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            a due divinità patrone, a Giove per Diocleziano, a Ercole per Massimiano . Così se
            per Diocleziano saranno scelte le leggende del tipo iovi ConServatori, iovi viCtori, iovi
            fvlGeratori, iovi ProPvGnatori, per Massimiano definito anche come Herculius, accan-
            to al capo coperto dalla pelle del leone, le iscrizioni del rovescio delle sue monete
            preziose lo associano a Ercole con leggende come herCvili ConServatori avGG, herCvli
            deBellat, herCvli viCtori, herCvli Comiti CaeSS noStri, herCvli PaCifero, herCvli ConS
            CaeSS e con scelta di tipi riconducibili alla mitologia erculea: Ercole seduto con clava e
            pelle di leone, con l’idra di Lerna attorcigliata alla gamba destra, vittorioso con il trofeo
            leonino sulle spalle, in lotta contro Cerbero, con la cerva Cerinea sacra ad Artemide.
                 Non v’è evidenza documentale che Caruso scegliesse in modo consapevole, os-
            sia con riferimenti alla storia e all’ideologia tetrarchia, ma i due aurei (Canessa 523
            e Canessa 525), di splendida conservazione e perfetto standard ponderale, coniati
            all’inizio della Tetrarchia attestano proprio le scelte ideologiche operate da quegli
            Imperatori.



            43    Carlà 2011, pp. 55-56; una fonte antica conferma in maniera esplicita questa analisi: PG (Patrologia Gra-
            eca), 34, 723 C, là dove in un’omelia si afferma che la moneta d’oro senza l’effige dell’imperatore non viene
            accettata.
            44    La definizione si deve a Carlà 2011, p. 59.
                La conferma della valenza ideologico/politica della scelta delle due divinità protettive è chiaramente de-
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            ducibile, ad esempio, negli aurei coniati a Treviri a nome dei due tetrarchi augusti Diocleziano e Massimiano
            e del cesare Costanzo Cloro tra il 293 e il 305 sul cui rovescio accanto alla leggenda ConServatoreS avGG et
            CaeSS nn/Ptr Giove ed Ercole si affrontano ciascuno con alcuni elementi caratteristici e con Vittoria su globo
            sostenuta dalle mani di entrambi: RIC VI, pp. 168-169 nn. 39-41. L’emissione a nome di Costanzo Cloro po-
            trebbe essere stata coniata per i donativa dei vicennalia di Diocleziano e Massimiano Erculeo celebrati nel
            novembre del 303. Oltre a Carlà-uhink 2019, si vedano anche, GăzdaC 2017, pp. 149-155, mentre per l’inno-
            vazione delle scelte iconografiche nell’atelier di Alessandria, dharmadhikar 2016, pp. 303-358. Per l’ideologia
            gioviano-erculiana, di riferimento CeCConi 2018, pp. 45-62, ma anche neri 2013, pp. 659-671; Carlà-uhink
            2019, in part. pp. 53-54, 57-58.


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