Page 142 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Maria Amalia Mastelloni
disponibilità di metallo sono determinanti, possiamo notare che già il dominio
del mare avrebbe consentito l’approvvigionamento anche da altre aree lontane
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e che la Sardegna poteva offrire miniere di stagno e di rame, mentre argento
e oro potevano essere raggranellati nel bacino minerario nella catena appenni-
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nica sulle due sponde dello Stretto . Dall’esame dei materiali risulta, però, che
la fonte di approvvigionamento più sfruttata e, forse, anche più appetibile in
una vicenda che si dipana in così breve arco di anni, sono i tondelli di serie
preesistenti, ribattuti, secondo una pratica riconosciuta sin dal VI sec. a.C. nei
materiali delle zecche magnogreche e siceliote . La possibilità di intercettare e
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riutilizzare complessi anche molto ricchi di monete nei tre metalli deve essere
stata frequente dato che bronzo, argento e oro sono stati battuti sin dalla metà
del VI secolo. Inoltre, grazie al commercio di grano, vino, olio, zolfo, pomice
e caolino, argille, calcari ecc., notevole divenne la circolazione di assi e denari
repubblicani. La pratica del surriscaldamento del tondello sino a una certa mal-
leabilità e della reimpressione è riconoscibile su tanti esemplari sestiani, tanto
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che la vedremo anche in almeno cinque dei pezzi in esame.
La serie degli “assi” di bronzo (RRC 479)
La produzione pompeiana di monete in bronzo è stata oggetto di studi che
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hanno portato a risultati diversi e alternativi, per quanto concerne il rapporto della
serie col resto della produzione monetale, il luogo di coniazione, lo standard pon-
derale e la cronologia. Stranamente si è pensato che la serie sia immune da falsi-
ficazioni, eventualità che, per esperienze personali condotte col Nucleo di Tutela
del Patrimonio Culturale presso alcuni laboratori di falsari, posso escludere, come
peraltro comprovato anche da analisi sperimentali .
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4 Sempre raggiungibile e assegnata a Sesto Pompeo dagli accordi di Miseno dal 39 sino al 38 a.C. Per i rin-
venimenti di soli 4 assi in area sarda e alcune interessanti considerazioni su un uso particolare di un asse
RRC 479, deposto intenzionalmente davanti a una porta in un piccolo santuario, Carzedda 2017, pp. 255-267.
5 Per i filoni nei giacimenti quarzosi di rame, piombo, argento e antimonio allume estratti da cantieri diversi
nelle contrade di Fiumedinisi e Alì. Cfr. Baldanza, triSCari 1987. I siti produttivi di Fiumedinisi, Alì e Novara o,
più genericamente, dei monti Peloritani sono stati ignorati ad esempio nell’elencazione dei giacimenti minerari
in domerGue 2008.
6 maStelloni 2009a, pp.132-133, riconiazione di un esemplare di Naxos da parte della zecca di Zancle; eadem
2009b, pp. 162 e 167, per riconiazioni della zecca di Adrano; eadem 2022, pp. 174, 179-182, fig. 1 nn. 8-11 e
fig. 2 nn. 1-3; per riconiazioni su monete di bronzo occidentali, pp. 186 ss. e fig. 4, nn. 3 e 4 per riconiazioni
di tetradrammi di Atene da parte di Siracusa.
7 Forse non è condivisibile la veduta riduttiva espressa da Crawford 2012, p. 338 sulla frequenza
delle ribattiture e sulla loro limitazione a quantitativi isolati. Egualmente non appare utile per com-
prendere le riconiazioni sestiane l’esame delle riconiazioni delle serie augustee proposto da martini
1995.
8 Barhfeld 1909, pp. 67-70, ricorda solo cinque esemplari dalla collezione Gnecchi che elenca al n. 8
(g 28,50), n. 47 (g 24,50) n. 50 (g 23), n. 102 (g 20) e n. 159 (g 14); si veda inoltre GrueBer 1904, pp. 185-244 e
BMCRR, pp. 371-372, 45-44 a.C.; woytek 2003, pp. 499-502 e 558, zecca siceliota, 42-38 a.C.
9 mezzaSalma et alii 2009, p. 17 fig. 1; contra martini 1995, p. 252.
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