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SESTO POMPEO TRA GIANO E NETTUNO
            Riflessioni su alcune monete del Medagliere del Museo Nazionale Romano*


                                                              di
                                                Maria Amalia Mastelloni



                 Nell’ampia possibilità di scelta offerta dalla ricchezza delle collezioni del Medagliere del
            Museo Nazionale Romano si è preferito privilegiare l’esame di alcuni esemplari emessi da
            Sesto Pompeo, per riprendere un tema al quale i materiali editi nel 1997 e nel 2001 hanno
            apportato un contributo particolare, come evidenziato da M.H. Crawford . Poter ora esami-
                                                                                              1
            nare esemplari eccezionali , come l’aureo, o in uno stato di conservazione migliore di quello
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            normalmente attestato nei materiali da scavo, consente di ampliare l’orizzonte delle indagini
            e di ricollegarci alle opere di grandi studiosi del passato quali, M. v. Bahrfeldt, H.A. Grueber
            e S.L. Cesano, alla quale dobbiamo l’ingresso della collezione Gnecchi nel demanio statale e
            nel Medagliere romano.
                 Nello sconfinato panorama della monetazione romana la produzione di Sesto Pompeo
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            rappresenta un capitolo minuscolo, ma nel quale si attua una sperimentazione fondamen-
            tale per gli sviluppi futuri della riforma augustea. Alla base del processo vi è la disponibi-
            lità di metalli. In passato era communis opinio che siano state le miniere spagnole le sole
            a garantire la possibilità di ampie emissioni, tanto da far ipotizzare a Crawford che Sesto
            avesse portato con sé dei lingotti dalla Spagna per le coniazioni successive al 44/43, termi-
            nate pochi anni dopo. Fermo restando che in un’economia pre-capitalistica le miniere e la




              Sono grata a Gabriella Angeli Bufalini per l’invito a partecipare agli scritti in memoria di Silvana Balbi de Caro a cui
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            mi legava una lunga frequentazione, risalente agli anni universitari. La nascita del Bollettino di Numismatica, grande
            merito di Silvana Balbi, a me e ad altri impegnati come funzionari sul territorio, era sembrata sopperire a una esigenza
            puntuale del Ministero, l’occasione di colmare una lacuna, avere uno strumento agile e aggiornato, ma impeccabile
            formalmente, per fornire notizie di prima mano di quanto si stava facendo o di quanto succedeva nelle aree di per-
            tinenza (maStelloni 1987a, 1987b e 1989). Nel 2008 a Lei mi sono riferita nell’assumere la Soprintendenza del Museo
            Nazionale di Arte Orientale e per alcuni progetti del Ministero. L’ultima occasione a un convegno tenutosi nel 2019:
            il suo entusiasmo, la sua immutata determinazione nel continuare la ricerca, nel fare squadra, nel valutare sia gli
            aspetti scientifici, che organizzativi, mi hanno dato la certezza che la nostra è una passione che travalica gli incarichi
            amministrativi, le stagioni e gli ostacoli della vita. Il tema che tratterò in questa sede è uno dei vari che, ormai oltre
            25 anni fa, avevamo pensato di pubblicare nel Bollettino: è, quindi, un redde rationem a Silvana, che avrebbe accolto
            lo studio col suo consueto entusiasmo
            1    Crawford 2012 e 2015.
            2    Alcuni degli esemplari che esamineremo sono stati raffigurati a corredo dell’articolo dedicato alla statua di Pompeo Magno
            da E. La Rocca (la roCCa 1987-1988, figg. 1, 2, 3a e 3 b-c, 5).
                In questo lavoro non affronteremo il problema della serie di Q. Nasidius RRC 483/1 e 2 (per la quale v. Crawford 2012,
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            p. 342, con bibliografia precedente) che, nonostante le analogie con le emissioni siciliane di Sesto, non sembra battuta nell’a-
            rea dello Stretto, data la mancanza di rinvenimenti e la dislocazione dei ripostigli, tra cui quello di Terni con esemplari in
            ottima conservazione (CeSano 1915, p.14, pp. 134-135 e hollStein 2020, p. 148).


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