Page 16 - Bollettino di Numismatica - Materiali n. 75-2019
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Roma, Museo Nazionale Romano                                           Collezione di Vittorio Emanuele III

              Bollettino di Numismatica, Materiali 75 (2019)                                 M. Chimienti - G. B. Vigna




              27    Esistono molte varianti dei quattrini di questo periodo, distinti dalla forma (a cuore o a targa) dello stemma al dritto
              e dalla corona di diverso aspetto (corone a rosette e anelli, fiordalisi, meandri, greca, alloro, ecc .) che circonda la leg-
              genda BONONIA DOCET seguita dalla data, al rovescio . La corona veniva impressa nel conio con un piccolo punzone
              parziale che riproduceva (in rilievo) il decoro che si desiderava applicare (Chimienti, CaSSanelli 2015, p . 238) .
                  ASB, AZ, AT, vol . 8, 15/05/1778: Fu approvato di far battere zecchini per 100 scudi e mezze doppie per altri 100 scu-
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              di, avvertendo per altro, che sarà bene il far confermare con la sua annuenza dall’E.mo Legato questa prova per poter
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              di cimentare l’oro dei zecchini, che si squaglieranno, tanto più che il cunio già fatto ed approvato dall’E.mo Legato è tale
              che assomiglia alle solite impronte del zecchino romano. Fu però ordinato al mastro de conj di preparare anche quello
              della mezza doppia, facendolo consimile a quella di Roma con mettervi però il S. Petronio invece del S. Pietro, e l’arma
              del pubblico con quella del legato dall’altra parte, dove metterà il fiore rappresentante l’arma del Papa. Si scriva ancora
              il valore della moneta, non così nel zecchino, che riceve cambiamento dal commercio .
              29    La doppia romana costituisce la più importante innovazione monetaria di questo periodo; fu introdotta con chiro-
              grafo papale del 28 settembre 1776 e fu giustificata dal suo minor costo di affinatura rispetto allo zecchino, poiché era
              di titolo metallico inferiore rispetto a quest’ultimo (Balbi De Caro, lonDei 1984, p . 127).
              30    ASB, AZ, AT, vol . 8, 17/07/1778: Ed esso espose essersi già attorno a fare la prova dei zecchini, che quanto prima si
              faranno vedere, preparando già il cuniatore anche il conio della mezza doppia .
              31    La pressa più piccola era il “torchio piccolo”, adatto solo ai nominali minori; il secondo era il vecchio “torchio mez-
              zano” costruito dal Gualchieri un secolo prima e che presentava molti difetti strutturali che mettevano a rischio la sua
              integrità nel caso di un uso eccessivo; il terzo era il “torchio grande” chiamato anche “torchio del Lelli” perché questi
              lo aveva progettato e ne aveva seguito la fusione, ma anche quello si era dimostrato inadeguato alla coniazione dei
              nominali di modulo maggiore .
              32    ASB, AZ, LaB, vol . 3, 18/03/1778, lettera all’ambasciatore a Roma: [ . . .] il nuovo ritiro di monete ci ha fatto studiare
              tutti i mezzi che vadano ad agevolare la manifattura delle monete, e giovino a risparmio di tempo nel prepararle [ . . .].
              Sentendosi finalmente differenti e varii rapporti di quello che si pratica in codesta zecca [zecca di Roma, N .d .A .], per
              venirne sicuramente in cognizione, ed avere anche quei lumi de quali abbisognamo, e che possono darsi in iscritto,
              preghiamo vivamente VS di informarsi perciò se costì abbino l’indicato ordegno, o altro per mettere sollecitamente e
              facilmente le monete a peso, facendo di mandarcene un disegno, che ne dia l’idea, lusingandoci che basti per farne co-
              struir uno da questo fabbricatore Gandolfi. Poi favorirà d’istruirci se costì usino di cuniare a martello, e quali monete,
              e con che buon effetto ne battano, come pure se si servano dell’altro mezzo qui pur motivato di cuniare fra dui cilindri
              sopra de quali è l’impressione della moneta, che vuol farsi, e che qui volgarmente dicesi cuniare a balza, e se servendo-
              sene i cilindri siano construtti per una sola moneta alla volta, o per più, e per tutta una lamina, poiché avendo notizie,
              o ci studieremmo di improntare anche noi tali mezzi se costì si praticano, o non praticandosi ci leverà il pensiero di
              studiarli, ed il rammarico di non averli fin’ora usati .
              33    ASB, AZ, AT, vol . 8, 30/5/177: [ . . .] riferì di aver fatti venire per 10 scudi di mezzi paoli nuovi da Roma, e che fatti
              anche qui i confronti si era trovato anche fra essi divario nel peso, benché maggiore in una porzione del pontificato Al-
              bani, che si suppongono cuniati a balza, che in quelli dell’odierno pontificato, né quali non si trova divario che di due
              o tre grani. [ . . .] Introdotto Rinaldo Gandolfi fece vedere due modelli di legno di macchinette da esso ideate, una per far
              l’orletto alle monete, l’altra per una trafila da condurre a mano, e che si suppone anche adattata per cuniar a balza,
              e per mettere a peso le monete. Frattanto metta in esecuzione quella per far l’orletto alle monete, per l’altra si sospende
              per ora l’ordinarla . I conii rotanti funzionavano inserendo una striscia metallica su cui era impressa una lunga serie
              di impronte dalle quali si ritagliava successivamente il tondello con una fustella . Purtroppo l’imperfezione tecnologica
              impediva di ottenere lamine dallo spessore esatto per cui i tondelli erano di peso variabile . Se ciò era tollerabile per il
              rame, non lo poteva essere per l’oro e l’argento .
              34    È indicato anche un numero approssimativo di esemplari coniati desunto dal peso degli stessi e dal peso totale della
              monetazione . Le tirature qui riportate sono inedite e desunte da un’analitica valutazione dei registri di Assaggio della
              Zecca per quel periodo (ASB, AZ, ClaSSe X, N . 1-2-3) . Nel marzo 1808 l’allora direttore della zecca di Bologna Pellegrino
              Salvigni ricevette una lettera da parte del Ministro delle Finanze del Regno d’Italia napoleonico, Giuseppe Prina, con
              la richiesta, tra l’altro, di illustrare l’attività dello stabilimento bolognese nel corso del secolo precedente (ASB, b . 84,
              tit . II, f . A, prot . 3861) . La risposta descrisse analiticamente le tirature della monetazione effettuata che, seppure appros-
              simativamente e talora in modo impreciso, confermano a grandi linee quelle qui riportate .
              35    Parte delle notizie qui esposte sono apprese da Chimienti, CaSSanelli 2015, pp . 221-269 .
              36    Petronio Tadolini (1728-1813) dimostrò precocemente le sue doti d’artista . Già all’età di 13 anni vinse un premio
              di scultura indetto annualmente dall’Accademia Clementina . Studiò disegno e scultura alla scuola di Giovanni Battista
              Bolognini e di Vittorio Bigari, invece con Ercole Lelli studiò il disegno anatomico . Come Lelli e Balugani fece parte
              dell’Accademia Clementina di cui fu anche “Principe” (cioè presidente) . Lavorò come scultore per diverse dimore

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