Page 169 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
P. 169

I. Epistolario famigliare, 1833-1855



             Non nomini né le medaglie fatte né il fucile che Papà regalò a povero Camillo: ameressimo di sapere cosa ne è
             avvenuto. Bisogna che ti confessi la mia ignoranza che non capimo quando leggendo la lista che ci hai mandato
             p. E. 9. 375 il nove pare che siano scudi, il tre pavoli, ma il sette e il cinque non possono essere bajocchi! perché
             setanta cinque bajocchi sai bene che sono sette pavoli e cinque bajocchi e li sette pavoli si arriverebbero ai tre
             che formerebbe un altro scudo il cinque non sono quattrini perché cinque quattrini fanno un soldo.



             1  Non si comprende bene se la statua da terminare sia per la Corte
             Russa con la quale Camillo aveva certamente avuto dei rapporti: “Rome
             le 6/18 mars 1852- A M. Pistrucci. Monsieur, L’Empereur, mon Auguste
             Souverain, voulant recompenser les soins zèlés, que Vous avez bien
             voulu prèter à Sa Mission, en dernier lieu, ou il s’agissait du service
             de la Cour Impérial, pour la partie des beaux arts, s’est plue à vous
             accorder, en temoinage de Sa haute satisfaction, une bague enrichie
             en diamants.  En me faisant un  veritable plaisir,  Monsieur, d’avoir
             à Vous annoncer cette marque de la bienveillance de Sa Majestè en
             Votre faveur, je m’empresse, en mème temps, de Vous transmettre ci-
             joint la bague en question, et profite de cette occasion pour Vous offrir
             l’assurance de ma consideration distinguée. A. Doutineff”  (Roma,
             signora Giorgia Villavecchia Pistrucci, 1989).
             2  Camillo restaurava marmi antichi, ad esempio nel 1852-1853 una
             statua da Veio (liverani 1987, p. 32).
             3  Quando torneranno a Roma nel 1859 Elena e Maria Elisa continueranno
             ad incidere pietre dure con un discreto successo (lettera 1, note 29-30).
             4  V. nota 1.
             5  Tra i documenti citati nella lettera precedente si trovava uno schizzo
             per una lapide: AX/ ILIC JACENT/ EX AGRO VERANO INLATA OSSA/
             EQUIT. CAMILLI PISTRUCCI/ SCULPTORIS/ CUI AGNOMEN A SANCTA
             FERMINA/ VIX. A. XLIII. M. IV. D. XIV/ ASIATICA. LUE. CONSUMPTUS
             (fig. 44).
             6  Tutti i benefici che Pistrucci riceveva quando era alla Royal Mint.
             7  La moglie di Camillo.
             8  Per i camicioni da lavoro indossati da Pistrucci v.  Pirzo  Biroli
             Stefanelli, 1989, I, tav. 8d.
             9  V. nota 7.
             10  Per un quadro sulla situazione dell’istruzione nella società inglese del
             tempo v. trevelyan 1986.
             11  L’amico di Camillo, Seni (Seni Spagnoli), il cui nome ricorre con
             frequenza nelle lettere dei fratelli.
                                                                           Fig. 44 - Appunti per la sepoltura
                                                                        di Camillo Pistrucci, 1854, matita su carta.


                Il 16 settembre dello stesso anno (1855) Benedetto Pistrucci muore per un’infezione polmonare. Il suo corpo viene
                tumulato nel cimitero di Christchurch (v. scheda biografica in Pirzio Biroli Stefanelli 1989, I, p. 16). A fine novembre
                il contenuto dello studio dell’artista viene disperso in una vendita all’asta (Catalogue 1855) (fig. 50). Vengono
                venduti, in particolare, gli oggetti ingombranti - macchinari, presse, sculture, gessi, pezzi di marmo - mentre le
                figlie, eredi del padre con un testamento che verrà poi impugnato dai fratelli, conserveranno gli oggetti di piccole
                dimensioni come la collezione dei modelli in cera e alcuni cammei ancora non venduti (Pirzio Biroli Stefanelli 1989,
                I, pp. 51 e ss.). Il testamento è oggi consultabile online sul sito dei National Archives UK (PROB.11/2219).
                Elena ed Maria Elisa rimangono in Inghilterra, a Londra, ancora per qualche anno e nell’ottobre del 1859 fanno
                ritorno a Roma. Prima della partenza cercano di vendere la collezione di circa 500 modelli in cera ereditata dal
                padre. I tentativi fatti prima presso il British Museum, tramite l’amico sir Anthony Panizzi, e poi presso il South
                Kensington Museum tramite sir John Charles Robinson, non ebbero successo e la collezione verrà portata a Roma,
                dove rimarrà in custodia presso di loro fino alla vendita allo Stato Italiano nel 1912 (Pirzio Biroli Stefanelli 1989,
                I, pp. 51-59; e inoltre AddendA, Vicende della collezione, p. 208). Per i legami di amicizia di Benedetto con Panizzi
                le figlie si rivolgeranno a lui anche in altre occasioni (v. V. Lettere di Elena e Maria Elisa Pistrucci).







                                                                                                                 163
   164   165   166   167   168   169   170   171   172   173   174