Page 522 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Raffaele Tamiozzo
za di Fausto Solaro del Borgo. L’atto di consegna venne sottoscritto dal marchese
Alfredo Solaro del Borgo, padre di Fausto, nella sua qualità di Procuratore Gene-
rale di Umberto II, e controfirmato dai testimoni e dai funzionari del Credit Suisse
presenti alla formalizzazione della consegna allo Stato italiano. Le informazioni del
momento sulla salute del sovrano confermavano che le condizioni del Re erano
molto gravi, ma stabili. Le due cassette vennero caricate sulle auto dell’ambasciata
sotto il vigile controllo dei partecipanti all’incontro che ritornarono all’aeroporto di
Ginevra per il rientro a Roma.
Pur nella tristezza per le notizie sul peggioramento irreversibile della salute di
Umberto, il ritorno a Roma si svolse in una condizione ben diversa rispetto al clima
di forte tensione vissuto sia al momento della partenza che durante tutto lo svilup-
po del viaggio di andata e di permanenza nel caveau del Credit Suisse a Losanna:
l’atto di consegna fortunatamente era stato già stilato, formalizzato e sottoscritto in
ogni sua parte e le due cassette erano entrate giuridicamente e fisicamente nella
piena ed esclusiva disponibilità dello Stato italiano; pertanto ogni eventuale, futura
rivendicazione o contestazione di carattere giuridico era ormai destinata a cadere
nel nulla.
Le cassette raggiunsero nel tardo pomeriggio di quella stessa storica giornata la
Caserma dei Carabinieri di via Garibaldi; si procedette ad una nuova loro ricogni-
zione e, accertate le regolari condizioni dei sigilli e della inesistenza di danni dal
trasporto, esse vennero affidate in custodia ai rappresentanti dell’Arma.
Il re Umberto, che a causa del peggioramento delle sue condizioni era stato
trasferito, il 25 dello stesso mese di febbraio, da Londra all’Hòpital Cantonal di Gi-
nevra, cessò di vivere il 18 marzo 1983. Essendosi realizzata con la morte del Re la
condizione sospensiva concordata a suo tempo fra le parti, il 28 marzo Fausto So-
laro del Borgo e i rappresentanti dell’amministrazione statale vennero convocati dal
Comandante della Legione Carabinieri di Roma nella Caserma di via Garibaldi, dove
Silvana Balbi de Caro procedette alla apertura delle due cassette e alla presa visione
delle monete; poco dopo l’inizio di queste operazioni, nell’imbarazzo generale, la
professoressa rivelò di essersi accorta che molte bustine, destinate a contenere mo-
nete secondo le indicazioni riportate sulle bustine medesime, non solo erano vuote,
ma evidenziavano altresì che non avevano mai contenuto monete al loro interno;
inoltre mancavano all’appello proprio monete d’oro, fra quelle più preziose e pre-
giate. Solo dopo alcuni giorni, al riscontro delle monete, la Balbi de Caro ebbe la
felice sorpresa di trovare le monete (che in precedenza non erano state rinvenute
nelle bustine che avrebbero dovuto ospitarle) in un’altra parte della cassetta, rag-
gruppate alla rinfusa: questa circostanza ha costituito la conferma di quanto Vittorio
Emanuele aveva dichiarato all’atto della sua decisione di donare allo Stato italiano
la sua intera Collezione di monete, e cioè che, in partenza per l’Egitto, avrebbe
trattenuto due casse di monete (quelle relative alle emissioni di Casa Savoia) al solo
scopo di poterne riordinare la catalogazione. Il valore delle monete contenute nel-
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