Page 507 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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La banca David Pietro Adami e C. e i suoi Buoni di Cassa







            v. Fig. 8). La carta con questo tipo di grammatura infatti garantisce una buona resi-
            stenza agli strappi e un’ottima durata nel tempo. Che il carattere interpretato come t
            sia in effetti un numero deriva dal confronto di questa cifra con quelle scritte sui 3
            quattrini emessi nello stesso periodo (Fig. 9).
                 La tipologia di questi Buoni di Cassa , assai diversa rispetto ai biglietti emessi
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            da altri enti bancari coevi, trova una sua ragione nel fatto che in quel periodo an-
            cora non esistevano leggi che regolassero il sistema bancario quanto a tipologia e
            volume di emissione. Pertanto ogni casa bancaria adottava la tipologia più confa-
            cente ai propri intenti e un volume di emissione proporzionato al proprio capitale.
                 Nel 1860 Pietro Augusto Adami incontrò a Livorno Giuseppe Garibaldi, giun-
            to in questa città per l’acquisto di navi. Al Generale il banchiere livornese offrì
            un cospicuo finanziamento a sostegno dell’impresa dei Mille e pose le basi per
            la concessione della rete ferroviaria siciliana . Pochi mesi dopo costituì insieme a
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            Adriano Lemmi, altro banchiere livornese, la Società Italica Meridionale che il 25
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            settembre 1860 ottenne da parte del governo provvisorio di Garibaldi  l’appalto
            della costruzione di una rete ferroviaria per tutto il Regno borbonico . Poiché tale
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            appalto interessava anche i Rothschild, costoro strinsero rapporti con Pietro Bastogi
            per costituire la Società Italiana per le strade ferrate. In cambio dell’appoggio ai
            Francesi, Bastogi ricevette il finanziamento necessario a istituire la Banca Toscana
            di Credito, la cui attività sarebbe stata in aperta concorrenza con la Banca Adami.
            Nei mesi che seguirono a Torino vi fu un ampio dibattito alla Camera sulla legitti-
            mità dell’atto di concessione della rete ferroviaria alla Società Italica Meridionale.
            Pietro Augusto Adami, allo scopo di trovare una soluzione atta a finanziare le strade
            ferrate, si rivolse allora al Ministro dei Lavori Pubblici del Regno d’Italia, Ubaldino
            Peruzzi; quest’ultimo però, sostenuto anche da Cavour, che aveva trovato appoggi
            finanziari per il Piemonte proprio nei banchieri francesi, tergiversava nelle trattative
            con la società di Adami e Lemmi, favorendo nello stesso tempo la collaborazione
            con Bastogi.
                   Dopo una serie di modifiche al primitivo decreto, il 30 aprile 1861 venne
            firmata dal governo Ricasoli una nuova convenzione, poi approvata dalla Camera e
            dal Senato, che affidava alla Società Italica Meridionale la costruzione delle ferrovie
            da Taranto a Reggio Calabria, da Messina a Siracusa e da Palermo a Catania per
            oltre 900 chilometri. Nello stesso anno la società creata da Adami e Lemmi confluì
            in quella torinese denominata Vittorio Emanuele, fondata da Charles Laffitte, che



                PuCCi 2015, p. 99 n. 89.
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            27     Sulla concessione delle ferrovie ai signori Adami e Lemmi. Riflessioni di un osservatore imparziale
            agl’italiani delle provincie meridionali, Napoli 1860.
            28    Collezione delle leggi, decreti e disposizioni governative, Decreto dittatoriale del 25 ottobre 1860, art. 20,
            pp. 567-571.
                Sulla concessione delle ferrovie ai signori Adami e Lemmi cfr. Riflessioni di un osservatore imparziale
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            agl’italiani delle provincie meridionali, Napoli 1860.

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