Page 440 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
P. 440
Giancarlo Alteri
aveva inciso negativamente: la Gran Bretagna era giunta alla massima espansione
del suo Impero e il Periodo Vittoriano aveva “attutito” pure la spinta commerciale
e libertaria, che fino ad allora aveva caratterizzato quella nazione. L’Austria soffriva
di una grave crisi d’identità, sempre “incalzata” dai singoli nazionalismi dell’Impero
Asburgico. La Francia, governata per lo più da politici e amministratori corrotti, si
crogiolava in un bellicoso ma inane “revanscismo”, dopo la terribile sconfitta di Se-
dan (1870). L’Italia, appena formata come Stato unitario, era alle prese con la “Que-
stione Romana” e con i mille problemi della post-unificazione. Mancava, dunque,
uno stimolo ideale all’arte della medaglia, che si era divisa in due grosse correnti:
una, di stampo franco-italiano, che replicava tutta una serie di ritratti bronzei di
personaggi più o meno illustri, trattati con stilemi addirittura post-napoleonici, ado-
prando per i rovesci raffigurazioni e motivi allegorici, che nulla avevano a che spar-
tire con la grandiosa iconologia rinascimentale o barocca, ma che si rinserravano
in cervellotiche e pesanti figure, per di più di difficile interpretazione. L’altra, attiva
soprattutto nell’area nord-europea, che privilegiava i fasti dei vari Imperi, celebran-
done le realizzazioni edilizie, i matrimoni dinastici e quant’altro potesse inneggiare
alla grandeur dei singoli governanti.
La rinascita dell’arte medaglistica partì dalla Francia. Il critico Roger Marx orga-
nizzò, nell’ambito dell’Esposizione Universale di Parigi del 1902, una grande mo-
stra, dedicata interamente alla medaglia, riservata soprattutto ai medaglisti non pro-
fessionisti, aperti alle nuove esperienze artistiche. Così, finalmente, lo stile Liberty
(o “Stile Floreale”), che allora andava per la maggiore sia nella pittura sia nell’ar-
chitettura (per non parlare dell’oggettistica nelle singole case), poté farsi valere e
permeare di sé gran parte della medaglia francese, grazie ad un Hubert Ponscarmè
o ad un Ovide Yancesse. Contemporaneamente, anche altre tendenze artistiche,
sviluppatesi nella pittura o nella scultura, furono ben presto rappresentate nella
medaglia: accanto allo stile secco e asciutto di un Karl Goetz, che aveva dietro di sé
la grande tradizione incisoria del “Germanesimo”, si sviluppò, ad esempio, la meda-
glia spagnola, che trovava nei tratti sovrabbondanti e nei piani contrapposti di un
Alfonso Ribera, un degno seguace di Goya e contemporaneo di Gaudì.
In Italia, grazie agli articoli di studiosi come Solone Ambrosoli, Serafino Ricci
e anche Camillo Serafini, si ebbe un’analoga rinascita, seppur orientata verso uno
Stile Floreale più pacato, che doveva fare i conti con la tradizione, non immemore
del fatto che proprio l’Italia era stata la patria della medaglia. Giannino Castiglioni,
Egidio Boninsegna e tanti altri diedero vita a bellissime medaglie, che rinnovarono,
ma senza rivoluzioni, perfino la tradizionalmente classica medaglistica pontificia;
mentre sul piano istituzionale, Giuseppe Romagnoli portava una ventata di novità
nella Zecca italiana, che finalmente si era dotata di una nuova e moderna sede au-
tonoma. Il grande incisore aveva anche capito che bisognava formare nuove leve di
artisti-medaglisti e perciò fondò la Scuola dell’Arte della Medaglia, di cui fu il primo
Direttore.
425
425
424 425

