Page 437 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Due avvenimenti “numismatici” del 1910







            della Corona e di uno dei più famosi e apprezzati numismatici del tempo. Sempre in
            quell’occasione, l’allora ancora ventottenne erede al trono manifestò la sua intenzione
            di realizzare il Corpus Nummorum Italicorum, cioè il Catalogo generale, il più com-
            pleto possibile, di tutte le monete medioevali e moderne coniate dalle zecche italiane
            nel loro sviluppo cronologico, e si impegnò a dar mano sotto la propria personale
            direzione a tale lavoro, iniziando proprio da quella ricca collezione di monete me-
            dioevali e moderne italiane, che egli in tanti anni di studio profondo, con pazienti e
            approfondite ricerche e con continui acquisti, a poco a poco si era formato.
                 L’assassinio del padre Umberto I di Savoia, ucciso il 29 luglio 1900 a Monza
            per mano dell’anarchico pratese Gaetano Bresci, portò il Principe, appena trenten-
            ne, sul trono, ma gli impegni di governo, sebbene gravosi, non gli impedirono di
            dedicarsi, nei pochi momenti liberi, pure alla Numismatica, tanto che nel 1910 uscì
            il primo volume del Corpus Nummorum Italicorum (CNI), che in oltre 500 pagine
            di testo e in 42 tavole illustra le monete fatte coniare dai conti, duchi, principi e
            sovrani Sabaudi da Amedeo IV conte di Savoia, vissuto tra il 1197 e il 1253, fino al
            re Vittorio Emanuele III salito al trono il 29 luglio 1900: circa tredici anni dopo da
            quando aveva espresso la volontà di comporre un’opera così imponente, questa
            volontà era diventata un progetto ben definito e già in parte attuato.
                 Ma il 1910 segnò un momento fondamentale negli studi di Numismatica poiché
            in quello stesso anno vide la luce anche il primo volume di un’altra grande opera
            iniziata al di là del Tevere: Le monete e le bolle plumbee pontificie del Medagliere
            Vaticano. Certo, una volta conclusa, non avrebbe occupato lo stesso straordinario
            numero di volumi richiesti dal Corpus Nummorum Italicorum per la sua completa
            realizzazione, ma nei suoi tre volumi (più un quarto volume di aggiunte) avrebbe illu-
            strato la monetazione dei Romani Pontefici dalle origini a papa Pio X. Ne era autore il
            Direttore del Medagliere Vaticano, il marchese Camillo Serafini. Dopo aver intrapreso
            studi di legge, il Serafini alla fine si era specializzato in archeologia, sviluppando una
            certa predilezione per la Numismatica. Proprio grazie ai suoi studi sull’argomento, il
            26 febbraio 1895 era stato nominato “assistente onorario” del Medagliere della Biblio-
            teca Apostolica Vaticana per poi diventarne Direttore (o Conservatore) il 13 novembre
            1898, pochi mesi dopo la morte del predecessore Enrico Stevenson. Regnava allora
            Leone XIII Pecci (1878-1903), un papa non particolarmente attratto dalla Numismati-
            ca. Ciò nonostante, il Serafini lo convinse ad acquistare la celebre collezione Randi,
            ricca di ben 26.000 monete, moltissime delle quali erano pontificie. Le trattative furo-
            no lunghe e complesse, condotte in prima persona dal Direttore del Medagliere e dal
            Prefetto della Biblioteca Vaticana, mons. Francesco Ehrle; ma finalmente, nel 1901, la
            grande raccolta fu acquistata e il Serafini ebbe l’onore di essere ricevuto in udienza
            privata da Leone XIII, onde avere la possibilità di illustrare al Pontefice, ormai molto
            anziano, i pregi della nuova accessione. Ora il Medagliere Vaticano possedeva la più
            ricca collezione al mondo di monete pontificie, un tesoro, dunque, eccezionale, che
            il Serafini decise di rendere pubblico, onde tutti gli studiosi di numismatica pontificia,



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