Page 438 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Giancarlo Alteri
e non solo, potessero attingervi per le loro ricerche. Iniziò, dunque, subito il lavoro di
catalogazione di un materiale così vasto e nel 1910, come abbiamo accennato sopra,
ne pubblicò il primo volume.
Certo, è molto difficile pensare che negli anni in cui Vittorio Emanuele e Ca-
millo Serafini stavano portando avanti la compilazione del primo volume rispetti-
vamente del Corpus Nummorum Italicorum e del catalogo de Le monete e le bolle
plumbee pontificie ci sia potuta essere collaborazione tra i due studiosi di monete
italiane in generale e di monete papali in particolare per il persistere di quella dif-
ficile situazione politica tra il Regno d’Italia e il Vaticano venutasi a creare in primis
per la “Questione Romana” che si era aperta all’indomani della Breccia di Porta
Pia. Di conseguenza, anche in occasione dell’elezione del successore di Pio IX, nel
febbraio del 1878, proprio per le suddette tensioni esistenti con il Regno d’Italia,
tra i cardinali era sorto il dubbio se non fosse stato più conveniente spostare la
sede del Conclave in Spagna o in qualche altro Paese straniero. Ma il Presidente
del Consiglio dei Ministri, Francesco Crispi, aveva assicurato che il Governo di Sua
Maestà avrebbe fatto rispettare l’ordine pubblico e il libero svolgimento del Con-
clave. Quest’ultimo pertanto si era svolto regolarmente in Vaticano e la mattina del
20 febbraio, al terzo scrutinio, era stato eletto il cardinale Gioacchino Pecci, che
aveva voluto chiamarsi Leone XIII. Comunque, dato il clima politico persistente, la
cerimonia dell’incoronazione si era svolta quasi privatamente nella Cappella Sistina
anziché in San Pietro e anche la prima benedizione al popolo del nuovo Papa era
stata impartita dalla loggia interna della Basilica Vaticana, anziché da quella esterna
prospiciente la piazza: in effetti Leone XIII continuava a considerarsi, come il suo
predecessore Pio IX, un “prigioniero in Vaticano”.
Ma c’era un aspetto che in quel momento caratterizzava l’attività numismatica
sia di Vittorio Emanuele sia di Camillo Serafini: la scarsa attenzione riservata da tutti
e due alle medaglie, almeno in quegli anni in cui si stavano dedicando completa-
mente allo studio delle monete. Nel componimento del 1883, intitolato Il mio me-
dagliere, il giovane Principe di Napoli aveva raccontato, come abbiamo citato sopra,
che la sua collezione numismatica comprendeva allora circa 3.000 pezzi, compreso
anche un certo numero di medaglie. Ma qualche anno dopo, nel 1895, confessava
che per potersi dedicare in modo soddisfacente alle monete medioevali e moderne
emesse dalle zecche italiane aveva dovuto abbandonare la raccolta non solo delle
monete classiche e delle tessere, ma anche delle medaglie, che del resto egli consi-
derava di minore importanza rispetto alle monete “più vissute” e più rappresentati-
ve dell’evoluzione storica, sociale e artistica del popolo che le aveva emesse.
Quanto al Serafini, durante lo studio e la catalogazione della straordinaria col-
lezione delle monete papali, vanto del Medagliere Vaticano, egli continuava natu-
ralmente pure a registrare e inventariare le medaglie ufficiali, cioè le annuali e le
straordinarie, che i Pontefici, seguendo una tradizione pluricentenaria, emettevano
per celebrare gli avvenimenti più significativi del loro pontificato, oppure quelle
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