Page 439 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Due avvenimenti “numismatici” del 1910







            private, che come pastori della Chiesa Universale ricevevano in dono, per lo più
            sempre in occasione di particolari circostanze, da Enti, Associazioni, Istituti, Istitu-
            zioni politiche e così via.
                 Certo, il numero più o meno significativo, come pure il livello artistico delle
            medaglie ufficiali e private di un pontificato dipendevano anche dall’interesse che
            il singolo Papa dimostrava per questa particolare forma d’arte e, come abbiamo
            detto, Leone XIII ne aveva molto poco. Né migliore fu la situazione medaglistica in
            Vaticano durante il pontificato del successore di Leone XIII, il patriarca di Venezia
            Giuseppe Melchiorre Sarto, che assunse il nome di Pio X (1903-1914). Grande figu-
            ra di santo Papa, aveva però un concetto della medaglistica piuttosto ristretto e, più
            in generale, non riconosceva alcun valore storico né documentario né artistico alla
            numismatica in tutte le sue espressioni. Oltre alle normali medaglie papali emesse
            dalla Santa Sede, egli riceveva, come era naturale per un Papa, parecchie medaglie
            in omaggio, ma non le inviava per lo più al Medagliere Vaticano perché vi fossero
            conservate secondo la consuetudine; bensì quelle realizzate in metallo prezioso le
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            donava semplicemente ai poveri . Sudò molto il Serafini perfino a convincere Pio X a
            ricordare alle varie Istituzioni vaticane l’antica disposizione, risalente al papa Cle-
            mente XIV (1769-1774), che le obbligava a far pervenire al Medagliere Vaticano
            almeno un esemplare delle medaglie da loro emesse in occasione delle più diverse
            circostanze. Ciò nonostante, neppure questa volta tale disposizione venne sempre
            rispettata.
                 Lo scoppio, alla fine di luglio del 1914, della Prima Guerra Mondiale, della
            “inutile strage”, come la definì il nuovo pontefice, Benedetto XV (1914-1922), che
            fu eletto alla morte di Pio X, il 3 settembre di quello stesso anno, rallentò notevol-
            mente, come era prevedibile, ma non interruppe del tutto, l’attività numismatica
            del Re e del Direttore del Medagliere Vaticano. Fu soprattutto la medaglistica a
            risentire maggiormente di una evidente trascuratezza. Del resto, fin dalla fine del
            XIX secolo e l’inizio del XX, la medaglistica aveva cominciato a manifestare una
            crisi sempre più profonda, almeno come mezzo celebrativo e di diffusione sia di
            immagini di Sovrani, di Capi di Stato, di Pontefici, di uomini politici, di personaggi
            più o meno famosi, sia di avvenimenti di particolare importanza. E tutto ciò, grazie
            anche all’avvento di nuovi e sempre più efficaci mezzi di comunicazione, quali, ad
            esempio, la fotografia, o alla diffusione sempre più capillare della stampa. Crisi,
            questa, alimentata ulteriormente dalla contemporanea e più vasta crisi dell’Arte in
            generale. Infatti, ai grandi artisti, che avevano interpretato il Risorgimento italiano e
            tedesco, influenzati dall’Età Napoleonica e da quella Romantica, era subentrata una
            generazione di onesti artigiani, più che di veri artisti, legati a un “nuovo” classicismo
            tronfio quasi sempre di retorica. D’altronde anche il momento politico e filosofico



                Molte di queste “donazioni” di medaglie d’oro e d’argento, come pure di altri oggetti, fatte da Pio X in
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            favore dei poveri sono ricordate in diversi documenti dell’Archivio Segreto Vaticano, fondo “Maggiordomato”.

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