Page 435 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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DUE AVVENIMENTI “NUMISMATICI” DEL 1910
                                  forse anche un contributo al riavvicinamento

                                             delle due sponde del Tevere


                                                              di
                                                      Giancarlo Alteri




                 Fin da quando era appena adolescente, una vera e propria passione per la Numismatica tra-
            volse il Principe di Napoli, il futuro Vittorio Emanuele III re d’Italia, come ci narra uno dei suoi
            primi istruttori, il professore Luigi Morandi, in un volumetto da lui pubblicato nel 1901 sotto il
            titolo Come fu educato Vittorio Emanuele III, in cui tra l’altro scrive:

            Un’occupazione intellettuale a cui il Principe si dedicò fin da giovinetto e che poi, pur attenden-
            do seriamente a tutte le altre cose, non abbandonò quasi mai, fu la numismatica. Vi si avviò da
            sé, a dieci o undici anni, con un umile soldo di Pio IX; da sé cambiò metodo, quando s’accor-
            se che l’abbracciar troppo stringeva poco e da sé finisce con la grandiosa idea del “Corpus
            Nummorum Italicorum”.
            È uno dei più begli esempi d’autodidattica che si conoscano. Il 9 aprile 1883, in un com-
            ponimento intitolato “Il mio medagliere”, Egli così ne raccontava l’origine: “Tre o quat-
            tro anni fa, ebbi per caso un soldo di Pio IX; poi, avutone un altro, lo unii al primo e di
            questo passo ne misi insieme una quindicina di varie specie, quando il Re mi diede circa
            settanta monete di rame che unite a quelle che avevo prima formarono il nucleo della mia
            raccolta.
            Il mio medagliere messo dapprima per qualche tempo nel dimenticatoio, poi risalito in
            auge, seguitò gradatamente ad accrescersi, finché l’11 novembre scorso il Re mi diede
            circa duecento altre monete, e a Natale ebbi, dal Re stesso, in regalo, 157 medaglie ponti-
            ficie da Martino V (Colonna) fino al 1870; e nello stesso giorno la Regina mi regalò molte
            monete di rame tra le quali ne trovai talune buone; d’allora in poi il mio medagliere andò
            sempre aumentando, tantoché raggiunge ora il numero di tremila pezzi, fra monete, tes-
            sere e medaglie…

            Luigi Morandi così prosegue:

            So bensì che il 22 ottobre 1895, Egli (l’Augusto Discepolo) mi scriveva da Firenze queste parole:
            “Da qualche anno non ricerco che monete medioevali e moderne di zecca italiana: ho dovuto
            abbandonare la raccolta delle monete classiche poiché ho veduto che solo col limitare il campo
            delle mie ricerche potevo sperare di riunire una raccolta discreta”. E la raccolta così sfrondata
            delle monete classiche, delle tessere e delle medaglie – continua il Morandi – arrivava allora


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