Page 280 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Adriano Savio







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                            di Augusta Bilbilis nella Penisola Iberica , nel quale al dritto il nome di Seiano, che
                            aveva assunto nel medesimo anno il consolato insieme all’Imperatore, fu cancellato,
                            ma con cautela, per non distruggere la moneta; offesa postuma per l’odiato prefetto
                            del pretorio che però non raggiunse lo scherno di Roma dove con il metallo ricavato
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                            dalla fusione delle sue statue si produssero matellae, cioè pitali . O di erasione della
                            completa effigie come si osserva in numerosi casi di monete dell’Asia Minore che
                            presentano i busti affrontati di Caracalla e Geta  nei quali il secondo figlio di Severo
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                            è scomparso , mentre per la serie dei bronzi di Cibyra  nella provincia d’Asia che
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                            presentano i busti affrontati di Domiziano  e di Domizia, spesso rimasta sola per la
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                            cancellazione del marito, vista la relativa abbondanza dei pezzi rimasti si può forse
                            pensare all’intervento pubblico di qualche autorità, o, come si può desumere dalla
                            firma al rovescio, di un sacerdote incaricato del culto imperiale . Mentre tutto pri-
                                                                                                27
                            vato sembrerebbe l’intervento su un medaglione di bronzo di Commodo del British
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                            Museum , nel quale l’Imperatore maledetto  ha letteralmente perso la faccia , così
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                            come quello su una lira del 1866 di Pio IX il cui dritto con l’effigie del Pontefice fu evi-

                            21    RPC I, pp. 127, 129 nn. 398-399. Sull’argomento Cadazo-loPez 1976.
                            22    iuv., 10, 64.
                            23    Come noto Geta, lo sfortunato fratello minore di Caracalla, su ordine dell’Imperatore fu ucciso a Roma nel
                            dicembre 211 fra le braccia della madre (D.C., 77, 2, 2-4) e successivamente Caracalla soppresse il suo giorno
                            anniversario dai Fasti Consolari e ordinò la distruzione dei basamenti in pietra delle sue statue (D.C., 77, 12,
                            6). Sappiamo che se qualcuno avesse scritto il nome di Geta o solo lo avesse pronunciato sarebbe stato im-
                                                                  .
                            mediatamente messo a morte (D.C., 77, 12, 5) Ma il suo corpo non fu sfigurato e fu sepolto nel mausoleo di
                            famiglia (SCRiPt. HiSt. Aug., SPart., Geta, 7, 2).
                            24    Si vedano i numerosi esempi in Calomino 2016, pp. 130-148.
                            25    RPC II, p. 193, nn. 1262/1 e 1262/2. Il secondo esemplare porta solo il ritratto di Domizia.
                            26    Domiziano, divenuto crudele e dispotico negli ultimi anni del suo impero, fu ucciso in una congiura ma
                            il suo corpo non fu oltraggiato e dopo una cremazione organizzata dalla nutrice Fillide, le sue ceneri furono
                            poste di nascosto nel tempio dei Flavii, dove si trovavano i resti degli altri membri della famiglia (Suet., Dom.,

                            17, 3). Ma – come narra Svetonio (Dom., 23, 1) – i senatori emisero un decreto secondo il quale il suo nome
                            sarebbe stato eraso dalle iscrizioni e ogni ricordo di lui sarebbe stato obliterato (Calomino 2016, p. 92). E –
                            come narra Dione Cassio – le sue immagini, molte delle quali erano d’oro o d’argento, furono rifuse e gli archi
                            dei quali vi era un grande numero, furono abbattuti (Calomino 2016, p. 92 che cita D.C., 68, 1, 1).

                            27    Calomino 2016, pp. 96-98.
                            28    GrueBer 1874, p. 30 n. 45.
                            29    Quando Commodo, l’imperatore megalomane che si divertiva a battersi nel circo e che si era identificato con
                            Ercole, fu strangolato dal suo maestro di lotta Narcisso mentre faceva il bagno (D.C., 72, 22, 5) il Senato non
                            perse molto tempo e chiese che la sua memoria fosse spazzata via, che le sue statue fossero abbattute e che
                            alla maniera dei padri il suo corpo fosse trascinato con i ganci e gettato nel Tevere. Ma il successore Pertinace,
                            che forse era coinvolto nella congiura che lo aveva eliminato, si oppose e il suo corpo fu portato al mausoleo
                            di Adriano (SCRiPt. HiSt. Aug., lamPr., Comm., 17, 4; SCRiPt. HiSt. Aug., lamPr., Comm., 19, 1-2). A questo punto il
                            Senato lo dichiarò non solo hostis Senatus, ma anche hostis patriae e addirittura hostis deorum (SCRiPt. HiSt. Aug.,
                            lamPr., Comm., 18, 3-4). Per inciso Narcisso fu dato in pasto alle belve da Severo (D.C., 73, 16, 5).
                                Cioè la cui effigie affacciata è stata erasa nel volto. Si veda Calomino 2016, p. 108, il quale, partendo dalla
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                            spiegazione tralaticia per cui i medaglioni (cioè le grosse monete) in bronzo rappresentavano doni offerti dal
                            principe agli alti dignitari del sistema, ipotizza che il possessore volesse dissociarsi dalla memoria di Com-
                            modo senza distruggere l’oggetto. Si noti che nella scheda dell’esemplare (GrueBer 1874, p. 30 n. 45.) non
                            si avverte che il volto del Principe risulta eraso. Anche nel caso di Commodo abbiamo qualche esempio di
                            deturpazione delle monete specialmente in Asia Minore.


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