Page 275 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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L’ABOLITIO MEMORIAE DI MACRINO
nella monetazione di Alessandria d’Egitto
di
Adriano Savio
Ho conosciuto e apprezzato la competenza e la gentilezza di Silvana Balbi in molte occa-
sioni e in molte sedi, durante convegni e congressi in Italia e all’estero e durante riunioni più o
meno ufficiali; ma in due casi ho conosciuto e apprezzato anche la sua rara disponibilità come
conservatore di una ricca collezione numismatica e del relativo archivio, casi che entrambi han-
no avuto a che fare con la mia vocazione di ricerca, cioè l’indagine sulla monetazione romana
di Alessandria d’Egitto. La prima volta nell’ormai notte dei tempi , quando feci visita alla raccolta
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del Medagliere del Museo Nazionale Romano nella vecchia sede alle Terme di Diocleziano per
censire i tetradrammi dell’imperatore Otone in vista di un mio articolo sulla loro consistenza
quantitativa , e la seconda circa dieci anni dopo, quando arrivai alla sede nuova per indagare
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sulla strana ritrosia dello Stato italiano ad accettare il dono da parte della figlia Maria dell’inte-
ra collezione di monete alessandrine del padre Giovanni Dattàri, la raccolta più completa mai
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esistita della serie finita in mille rivoli e in centinaia di collezioni private . In entrambe le oc-
casioni Silvana Balbi mi dimostrò grande disponibilità facilitando di gran lunga il mio lavoro e
prodigandosi in molti utili consigli. Di questo Le sono molto grato e per questo dedico a Lei il
seguente articolo, ovviamente di argomento alessandrino.
I riflessi dell’abolitio memoriae sulle monete dell’Impero Romano
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L’abolitio memoriae sulle monete dell’Impero Romano ebbe effetti diversi e agì nel perio-
do che intercorse fra Gaio (Caligola), il primo augusto che subì una damnatio anche se non
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legalizzata ma de facto, e Massimino il Trace, il rude imperatore soldato passato alla storia più
1 Cioè alla fine degli anni 80.
2 Savio 1991.
3 Savio 1999.
4 Preferisco abolitio memoriae all’invalso damnatio memoriae in base alle considerazioni di varner 2004, p. 1 e di Calomino
2016, pp. 12-13 e p. 24, nota 30, per le quali il secondo sintagma non è conosciuto nelle fonti e sarebbe stato utilizzato nei
testi giuridici non prima della metà del XVI secolo.
5 Cioè la cancellazione della memoria di personaggi che avevano commesso crimini contro lo Stato e che prevedeva un de-
creto ufficiale di condanna emesso dall’autorità centrale (in linea di massima il Senato) e compreso nella politica del nuovo
Imperatore designato qualora il soggetto fosse un augusto. Motivi politici, dunque e non morali.
6 Il nuovo imperatore Claudio vietò una damnatio ufficiale del nipote Caligola, sia per non sancire ufficialmente un regicidio
(Suet., Claud., 11, 3; D.C., 60, 4, 5) sia per rispettare i sentimenti della popolazione più umile tra cui Caligola aveva goduto di
largo favore (almeno secondo Barrett 1992, p. 268), attuando però un’opera di denigrazione del nipote compiuta con sottile
perfidia. Si veda anche varner 2013, p. 77, secondo il quale … despite his gruesome and horrific demise, Caligula actually
retained a degree of posthumous popularity with the urban plebs and the majority of the praetorians.
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