Page 281 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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L’abolitio memoriae di Macrino







            dentemente puntinato e raschiato (Fig. 4); e privato e lubrico, quello su due sestertii  Figura 4 -- Stato Pontificio.
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            di Massimino il Trace , nei quali il capo dell’Imperatore risulta infilato in una picca in   Pio IX (1846-1878).
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            memoria di quanto effettivamente fu compiuto dopo la decapitazione di Massimino             1866, dritto.
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            e del figlio Massimo ad Aquileia , seguendo una lunga tradizione iniziata con la testa  Roma, Medagliere del
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            di Caio Gracco . E questo prima che con maggiore discrezione i corpi dei due traci          Museo Nazionale Romano,
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            venissero dati in pasto agli uccelli e ai cani .                                            Emanuele III di Savoia
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                 In letteratura, o meglio in Dione Cassio, è riportato in due occasioni anche un
            diverso e più totale intervento, per così dire governativo, nei confronti delle monete
            dell’imperatore la cui memoria era da cancellare: cioè il ritiro delle monete con la sua
            effigie e la sua rifusione, testimoniata chiaramente solo nel primo dei due casi. Lo
            storico della Bitinia, che, bisogna ricordare, scriveva quasi due secoli dopo il primo
            evento, nell’occasione narra  che il
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            Senato, dopo l’uccisione di Caligola,
            ordinò il ritiro delle sue monete di
            bronzo (quelle sulle quali aveva au-
            torità) e la loro fusione ; bronzo con
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            il  quale  Messalina,  moglie  del  nuo-
            vo imperatore Claudio, fece elabora-
            re  una  statua  del  suo  momentaneo
            amante, l’attore Mnester. E in una se-
            conda occasione riporta che l’impe-
            ratore Caracalla, l’unico che avrebbe
            meritato la damnatio secondo Maria
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            Bats  e che invece fu consacrato dal
            successore  par crainte des  soldats,
            fece fondere le monete che recavano
            il ritratto del fratello Geta  che aveva
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            31    Calomino 2016, p. 175, ill. 31 e 32. Massimino, dopo la morte, fu dichiarato hostis publicus dal Senato con
            tutte le conseguenze del caso (SCRiPt. HiSt. Aug., CaPitol., Maximin., 26, 3).
            32    SCRiPt. HiSt. Aug., CaPitol., Maximin., 23, 6.
            33    Plu., CG, 17, 4.
            34    hdn., 8, 5, 9. Si veda BatS 2003, p. 292: il cadavere del damnatus subisce oltraggio, non merita in teoria
            né rispetto religioso né rituale di interramento. Il primo atto di violenza è la decollazione, che non sempre
            capita (Commodo, Geta ed Elagabalo sfuggirono a questa mutilazione). È un retaggio delle proscrizioni sillane
            per cui il soldato che voleva la ricompensa doveva portare la testa dell’ucciso, ma anche una pratica militare
            corrente utilizzata durante la guerra civile.
                D.C., 60, 22, 3. Alcuni senatori addirittura avrebbero ritenuto di abolire la memoria di tutti i cesari e di
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            distruggere tutti i loro templi, non solo quelli eretti da Caligola (Suet., Cal., 60). Si veda varner 2013, p. 77.
            36    Essi [i senatori, N.d.A.] odiarono la memoria di Gaio a un punto tale che decretarono che tutte le monete di
            bronzo che portavano la sua immagine incisa dovessero essere rifuse; e quando questo fu compiuto, il bronzo
            non fu convertito a un miglior uso, perché con questo Messalina ne fece fare statue di Mnester l’attore.
            37    BatS 2003, p. 284.
            38    D.C., 77, 12, 6.


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