Page 227 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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“Nuovo contributo alla teorica delle contromarche monetarie presso i Romani”
marca e la natura produttiva della moneta, elementi che presentano spunti di interesse
critico in quanto esempi di due forme di manifattura degradata: la qualità realizzativa
della moneta evidenzia, per stile e morfologia, l’appartenenza a coniazioni delocaliz-
zate, al di fuori del diretto controllo delle principali zecche extra-urbe, nella fattispe-
cie Lugdunum e le officine galliche ; la contromarca, di ampie dimensioni rispetto
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alla norma della tipologia e in relazione al campale dell’esemplare (cfr. supra, scheda
n. 28), palesa la corsiva composizione delle lettere, ottenute mediante la tecnica della
scrittura compendiaria, eseguita con insufficiente attenzione (v. infra, riproduzione
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grafica a). Di recente le indagini numismatiche hanno iniziato a rivedere i passati
giudizi espressi riguardo al particolare genere di monete bronzee, di norma definite
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dagli autori “falsificazioni” , “contraffazioni” , “imitazioni barbariche” oppure opera di
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“officine clandestine”, comunque sempre ritenute produzioni esterne all’amministrazio-
ne romana, nello specifico alla giurisdizione militare. L’ampio spettro distributivo e la
costante attestazione, anche con presenze numericamente rilevanti, in ambiti correlati
in maniera diretta o indiretta alla sfera legionaria ha portato a riconsiderare la natura
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delle emissioni che al contrario sono da annoverare tra le produzioni di “necessità” ,
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da porre in relazione allo scarso approvvigionamento di moneta minuta , con oriz-
zonte ideologico analogo alla cospicua messe di assi tresvirali ottenuti per fusione nei
territori della Pannonia settentrionale (cfr. supra, scheda n. 05). Per l’ipotesi di collocare
il genere di coniazioni tra le emissioni di necessità si è espresso Kenyon nell’indagine
relativa alle monete bronzee di Claudio prodotte in territorio britannico , serie alle
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quali appartiene anche l’esemplare della collezione Gnecchi e che l’Autore, nella di-
scussione, associa ad alcune contromarche, compresa la Bon. La tipologia manifesta
maggiore libertà appositiva rispetto alle restanti contromarche di norma associate, la
imP e la Pro (cfr. supra, scheda n. 28): risulta di fattura regolare, quando in associazione
e applicata a sesterzi e dupondi; se apposta isolata su dupondi e assi, pur se in misura
ridotta per quest’ultimo nominale, appare di composizione meno curata, con frequenza
97 BeSomBeS, Barrandon 2000, passim; BeSomBeS 2005, pp. 27-34 (Claudius).
98 Martini 2022, pp. 299-300 fig. 5: la tecnica, che risulta impiegata per la realizzazione della pressoché totalità
delle tipologie applicate lungo l’intero arco del limes occidentale, dall’Hispania alla Moesia, prevedeva l’uti-
lizzo di piccoli punzoni mobili associati tra loro per imprimere in negativo sul conio la forma delle lettere: ad
esempio, per comporre una a occorreva procedere a tre successive incisioni, ovvero, la prima barra obliqua
(/), quindi il tratto orizzontale (–), infine la seconda barra obliqua (\), per ottenere / + – + \ = a. Cfr. in questa
scheda la riproduzione grafica a per la ricostruzione delle tre successive incisioni che si sono rese necessarie
per comporre la lettera iniziale B della contromarca Bon: 1 = barra verticale; 2 = occhiello superiore; 3 = oc-
chiello inferiore: con evidenza il terminale inferiore dell’occhiello superiore è sovrapposto alla barra verticale,
ma sottoposto al terminale superiore dell’occhiello inferiore.
99 Tra gli altri, Boon 1978, passim.
100 Tra gli altri, Boon 1988, passim, in particolare pp. 119-127.
101 Tra gli altri, per l’area della Belgica, dell’Inferior e della Lugdunensis nord-occidentale, cfr Giard 1970, pp. 33-43.
102 Giard 1985, passim.
103 Tra gli altri, per Giard 1975, passim.
104 Kenyon 1992, pp. 336-343.
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