Page 230 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Rodolfo Martini
nomeno che appare poco plausibile qualora l’applicazione della tipologia fosse
effettivamente avvenuta nella zecca di Roma dopo la damnatio memoriae dell’Im-
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peratore decretata dal Senato . La tipologia è articolata in tre forme compositive
e morfologiche diverse, tutte presenti nella collezione Gnecchi: la prima, (scheda
n. 63), in grafia regolare, SPqr, di ampie dimensioni; la seconda, (schede nn. 64 e
70), sempre di composizione corretta, di minore ampiezza, con particolare riferi-
mento alle lettere piuttosto che all’estensione dei conii; infine la terza, (scheda n.
65), in scrittura degradata, SP•r, con lettere e conio di ampie dimensioni, elementi
sproporzionati per la superficie monetale a disposizione, e lettera q ridotta ad un
semplice ampio globetto. Le tre strutture compositive risultano piuttosto stabili e le
tipologie presentano distribuzione alquanto coerente per scelta di nominali, con la
sola eccezione di maggiore libertà appositiva registrata per l’ultima contromarca, di
minore qualità realizzativa.
SPqr [grande], n. 63: la tipologia, isolata dalla successiva in relazione alla di-
mensione dei conii e alla forma delle lettere, si presenta in grafia poco regolare,
con ductus ortogonale ma disomogeneo per le diverse lettere, pressoché prive di
apicature, di norma inscritta entro punzoni ampi, soprattutto per l’estensione in
altezza, in molti casi con la sagoma non coerentemente correlata alla minore di-
mensione delle lettere; la contromarca interessa con elevato privilegio il nominale
del dupondio, sebbene sia noto l’impiego di un discreto numero di assi, come per
il caso della moneta della collezione Gnecchi, per la quale si registra l’inusuale
grafia corsiva con lettera r finale in forma di P, ovvero priva della gamba obliqua,
anomalia riscontrata con sicurezza su un novero decisamente contratto di esem-
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plari ; per la parte più rilevante della produzione, caratterizzata da realizzazioni
di migliore qualità compositiva, l’area di apposizione della tipologia deve essere
individuata nei territori della Lugdunensis, ma non presso la zecca di Lugdunum,
se non per le realizzazioni di migliore qualità che possono essere poste in se-
quenza produttiva con le SPqr [piccole] di manifattura corsiva (cfr. infra, scheda
n. 70); mentre per un nucleo più ridotto di esemplari, individuati in ragione del
minore livello compositivo, sembra verosimile ipotizzare anche l’intervento di
officine delocalizzate, da individuare con minore certezza nei territori della Belgi-
ca(?) e/o dell’Inferior(?).
111 Tra gli altri, Mowat 1901, p. 448; de SaulCy 1879, p. 728; EnGel 1887, pp. 393-394 n. 47.
Attualmente sono stati censiti solo altri due casi analoghi, apparsi sul mercato antiquario, uno dei quali con
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tutta probabilità appartenente allo stesso conio dell’esemplare della collezione Gnecchi.
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