Page 186 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Hans-Markus von Kaenel
è ignoto e le attribuzioni effettuate a singole zecche non risultano verificabili.
È tanto più importante, dunque, che in un catalogo dei reperti non ci si limiti
a indicare la citazione del repertorio di riferimento ed eventualmente il peso,
in quanto solo la riproduzione fotografica delle singole monete consente di di-
scutere anche le caratteristiche primarie e secondarie delle monete poggiando
su una base solida. Il tema è affrontato da diverse angolazioni dallo scrivente
insieme a Sabine Klein in uno studio numismatico-archeometallurgico in corso
di preparazione.
Le 951 monete di bronzo inventariate di Claudio dal Tevere non costitu-
iscono il più grande complesso pubblicato del genere. Con i suoi 8.666 esem-
plari, risulta molto più consistente il complesso di reperti – che oggi comprende
ancora complessivamente 22.438 monete – portato alla luce negli anni 1864-1865
nell’ambito di lavori di dragaggio nel fiume Mayenne al guado di Saint-Léonard
nei pressi della città di Mayenne in Bretagna. Tali ritrovamenti sono stati riesa-
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minati e pubblicati da Paul-André Besombes . Le monete di Claudio, che costi-
tuiscono il 38,6% del materiale complessivo, vengono presentate in un catalogo
di sole sei pagine e classificate secondo una non convincente suddivisione per
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zecche in Gallia, Spagna e Roma . Undici tavole contengono, comunque, 207
fotografie di calchi in gesso delle monete. Non è chiaro però se esse mostrino
o meno un campione rappresentativo delle succitate caratteristiche individuali
primarie e secondarie delle 8.666 monete in bronzo di Claudio I. È strano che
nelle tavole siano presenti così pochi esempi di quelle imitazioni “claudie” della
più diversa fattura in rame che in quest’area geografica sono solitamente molto
diffuse.
È indispensabile che “ritrovamenti chiave”, come quelli di Roma, vengano
pubblicati, quando possibile, con la riproduzione fotografica di ogni moneta.
Nell’era digitale non dovrebbe più trattarsi di una pretesa utopica. Quanto sa-
rebbe importante, ad esempio, poter studiare i reperti monetali di Pompei an-
che visivamente! In quanto rinvenimenti da una catastrofe, essi rappresentano
A fronte:
Roma, Impero. Claudio la categoria di reperti migliore e più informativa. Essi documentano quante e
(41-54 d.C.). Asse, zecca quali monete in metalli preziosi e bronzo erano presenti nella città nell’agosto
di Roma, 41/42 d.C.
(von Kaenel 1984, p. 140 dell’anno 79 d.C. e furono “congelate” nel sottosuolo dalla catastrofe. I cataloghi
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n. 106), particolare dei rinvenimenti monetali da Pompei a cura dell’Istituto Italiano di Numismatica
del dritto. sono di grande importanza, ma in essi pesa la mancanza di ampi apparati fotogra-
Roma, Medagliere del
Museo Nazionale Romano, fici. È evidente invece il valore aggiunto di quelle pubblicazioni che presentano
inv. 25130/3200 attraverso riproduzioni fotografiche le monete appartenenti a “complessi chiave”
34 BeSomBeS et alii 2003-2004.
35 Così anche BeSomBeS, Barrandon 2000.
36 Per esempio vitale 2015; Giove 2013.
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