Page 191 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Roma, monete dal Tevere
due complessi monetali formatisi a grande distanza l’uno dall’altro, ma sorprenden-
temente simili nella suddivisione quantitativa interna.
Resta però da rilevare un’importante differenza. Essa riguarda i dati delle pri-
me due emissioni in rapporto a quelli delle ultime due. Nel materiale dal Tevere le
emissioni dei due collegi Gallus-Celer-Lupercus (160) e Piso-Surdinus-Rufus (223)
comprendono in totale 383 monete; quelle degli ultimi due collegi, Agrippa-Tullus-
Otho (183) e Silanus-Quinctilianus-Messalla (26), complessivamente 209 monete.
Il complesso monetale da Vindonissa mostra rapporti numerici invertiti: per i primi
due collegi sono attestate solo 172 monete e per gli ultimi due invece ben 422. Il
rapporto tra i primi due e gli ultimi due collegi è dunque per il Tevere 383:209 ovve-
ro 1,8:1 e per Vindonissa 172:422 ovvero 1:2,45. Questa differenza potrebbe essere
connessa alla cronologia del grande impianto militare nell’Alto Reno (tarda età au-
gustea / primissima età tiberiana), una fase in cui nell’area renana circolavano mol-
tissime emissioni, spesso contromarcate, dei magistrati monetari (“Soldatengeld”). È
verosimile che il gran numero di assi del collegio Agrippa-Tullus-Otho a Vindonissa
sia da porre in relazione con il periodo di costruzione della fortezza legionaria.
L’aver riscontrato una chiara corrispondenza dei rapporti numerici relativi
alle prime due emissioni tra i rinvenimenti dal Tevere e quelli di Vindonissa e una
situazione simile anche per la terza, per la quarta e per le quattro emissioni di qua-
dranti induce a ritenere abbastanza probabile che tali rapporti possano avvicinarsi
a quelli effettivi. Ciò potrebbe invece non essere vero per quanto concerne le ultime
due emissioni: in questo caso i numeri di Vindonissa potrebbero essere troppo alti,
a causa della cronologia e della funzione dell’impianto, mentre si può presumere
che i dati dei reperti dal Tevere diano indicazioni più affidabili. Queste considera-
zioni inducono a supporre che un complesso monetale della consistenza dei reperti
inventariati dal Tevere possa fornire, per la monetazione in bronzo di singoli impe-
ratori, dati utili per ricostruire la quantità relativa delle singole emissioni in oricalco
e rame, rappresentando una sorta di curva di riferimento sulla base della quale è
possibile valutare altri complessi monetali.
Prospettive delle indagini analitiche sul metallo monetale
Diversamente dalla determinazione della finezza di monete d’argento e d’oro,
che per ovvie ragioni è di particolare importanza per la numismatica e la storia del
denaro e di conseguenza già nel XIX secolo – in connessione con i progressi nelle
analisi chimiche – attirò l’interesse di singoli studiosi, le indagini sui metalli moneta-
li in bronzo, oricalco e rame, rimasero sporadiche fino a buona parte del XX secolo.
Solo i lavori pionieristici di E. R. Caley, G. F. Carter, L. H. Cope, P. T. Craddock, J.-N.
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Barrandon e dei loro coautori sulle analisi di metalli monetali non nobili hanno
fatto avanzare, a partire dagli anni Sessanta, la ricerca anche in questo settore. Sono
44 de Callataÿ 2021; ButCher, PointinG 2014, pp. 62-68.
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