Page 181 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Roma, monete dal Tevere







            effettivamente avvenne. Formato ai metodi – fondati da Konrad Kraft (1920-1970) e
            dai suoi colleghi – di una numismatica attenta ai contesti di rinvenimento delle mo-
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            nete , ero ben consapevole della grande importanza di un vasto insieme di reperti
            come quello dei ritrovamenti dal Tevere. Ma solo a Roma compresi che l’evoluzione
            della ricerca numismatica e la predominanza di materiali, modelli scientifici e possi-
            bilità di ricerca nell’area del Reno e del Danubio avevano determinato una tendenza
            a interpretare i ritrovamenti monetali in modo unilaterale rispetto alla prospetti-
            va dei confini settentrionali dell’Impero romano. Spesso, però, un tale approccio
            al materiale non risulta adeguato. Nello studio di coniazioni come quelle dell’età
            imperiale romana, in particolare del I e del II secolo d.C., occorre, al contrario,
            includere ritrovamenti del centro dell’Impero con la zecca urbana, e per affrontare
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            alcune questioni è necessario prendere le mosse da essi .
                   Tra i ritrovamenti monetali dal Tevere prevalgono monete di bronzo, oricalco
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            e rame , mentre gli esemplari in metalli nobili, come prevedibile, sono poco nu-
            merosi. Particolarmente ben rappresentati sono gli assi repubblicani e le emissioni
            degli imperatori giulio-claudi. In considerazione dell’organizzazione dei lavori per
            la sistemazione del  Tevere, che non furono scavi archeologici, bensì imponenti
            operazioni di movimento della terra ai lati del fiume e dragaggi al suo interno, non
            si può escludere che le monete più grandi e più pesanti avessero una più alta pro-
            babilità di essere scoperte e recuperate dagli operai rispetto a quelle più piccole e
            leggere; tuttavia è degno di nota l’alto numero di quadranti. Questo stato di cose
            può forse indurre a supporre che anche per le monete piccole e leggere non si sia
            determinata una particolare distorsione nei rapporti quantitativi.
                   Presto saranno trascorsi quattro decenni da quando nel Bollettino di Numi-
            smatica a cura di Silvana Balbi de Caro uscì il contributo dello scrivente sulle 951
            monete di oricalco e rame dell’imperatore Claudio (41-54 d.C.) dal Tevere inven-
            tariate dalla Cesano  (Figg. 1-2). Fu Silvana Balbi de Caro a insistere affinché ogni
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            moneta venisse riprodotta fotograficamente nel catalogo, una scelta che ella motivò
            non solo sottolineando la grande importanza di schedare in maniera trasparente
            una collezione numismatica statale, ma anche evidenziando la prospettiva di rag-
            giungere in questo modo una migliore conoscenza della monetazione in bronzo di
            questo imperatore. In effetti le 951 fotografie illustravano il più consistente insieme
            di monete in oricalco e rame dell’imperatore Claudio I che fosse stato pubblicato
            fino a quel momento. Quanto detto per le monete in bronzo di Claudio vale anche
            per quelle di Caligola  (Fig. 3) che sono state pubblicate da Franz E. Koenig (1953-
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            18    GeBhart et alii 1956.
                von kaenel 1999.
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            20    Nelle pagine che seguono, si usa “bronzo” – analogamente al latino aes – anche come termine generico
            per indicare i tre metalli monetali menzionati.
            21    von kaenel 1984.
            22    koeniG 1988.


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