Page 196 - Bollettino di Numismatica n. 61-62 2024 Nuova Serie
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Massimo De Benetti
1322/II
1317/I Monte sormontato
Fiasca
da foglia di fico
Figura 30 – Particolare del volto del Santo nelle emissioni ante 1320
(con gli occhi realizzati con due globetti) e nelle successive (senza globetti)
Fiorini emessi dal 1326/I al 1332/I
Il principale cambiamento stilistico che contraddistingue la produzione di fiorini a partire dal
1326 è relativo al mantello del Santo, la cui base inizia a essere realizzata con piccoli punti anziché
essere frangiata, salvo alcuni casi in cui si notano delle frange appena accennate. Per il resto le ca-
ratteristiche stilistiche sono simili alle precedenti emissioni, con il bottone del mantello e il globetto
dell’asta che nella maggior parte dei casi continuano a essere scavati al centro in modo più o meno
evidente. Al dritto il giglio presenta pendenti ancora più aperti rispetto alle precedenti emissioni. Lo
stile appare, in generale, meno curato.
Il 1332/I è il primo semestre per il quale si conoscono i nomi degli incisori dei conii della zecca
di Firenze, che sono Benincasa di Lapo e Dato di Giunta. Le informazioni contenute nel Libro della
Zecca sembrano indicare che Benincasa di Lapo sia stato fino ad allora l’unico incisore della Zecca,
al quale fu in questo semestre affiancato Dato di Giunta. Le motivazioni dell’ingresso di un secondo
incisore appaiono descritte chiaramente nello stesso Libro in data 3 ottobre 1332 (Fig. 31). In tale gior-
no fu convocato il Consiglio del Podestà e del Comune per deliberare su una richiesta presentata dai
banchieri di Firenze e da alcuni mercanti, con la quale si lamentava che le monete battute nella zecca
di Firenze presentavano vistosi difetti dovuti all’incisore Benincasa di Lapo che, per l’età avanzata,
non era in grado di incidere con precisione i conii delle monete tanto che i fiorini d’oro parevano simili
ai fiorini genovesi . Veniva pertanto richiesto di affiancare a Benincasa di Lapo un altro incisore che
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potesse incidere conii di migliore qualità per non far perdere al fiorino il corso e il prestigio che si era
guadagnato a livello internazionale .
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412 È possibile che il riferimento sia alle imitazioni del fiorino d’oro di Firenze realizzate in Liguria (v. infra, Parte III).
413 Bernocchi III, p. 25. Il testo del Libro della Zecca recita ... qui mictunt aurum et argentum in moneta comunis Florentie, quod, in dicta
moneta, sunt pures defectus, et maxime quia Benincasa Lapi intagliator ferrorum, propter senectutem, adeo actenuavit et ingrossavit visum plus
solito, quod ferros cum quibus cuduntur floreni auri, sive intaglium et coneum ferrorum, deterioravit et ingrossavit, quod florenis auri quodammodo
similatur florenis Ianuensibus; et nisi de opportuno remedio provideatur, quod dictus Benincasa in dicto officio habeat choaiutorem et sotium, qui
cum co laboret et ab eo instructus similis conios faciat, ipsos paulatim meliorando, de facili perderet florenus auri cursum suum, quem habet per
universum mundum (Bernocchi I, p. 53).
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