Page 61 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855
LETTERA 18
Al Sig.r Camillo Pistrucci
Per ricapito al
Caffè di Piazza di Pietra
Roma
Parigi 5 Ottobre 1840
Carissimo Figlio,
Ecomi a mantenerti la promesa che ti feci nella altra mia lettera di darti le notizie di Federico le quali grazie
a Dio sta meglio, non auto più febri ma gli è restata una forte deboleza, ieri sorti di casa per la prima volta e
questa matina ancora sortira un poco quanto gli possono permettere le sue forze. Ti asicuro Camillo mio che non
vediamo il momento che gli ritornino le forze e che sia in stato di proseguire il nostro viagio e levarsi da queste
spese che per quanto si vada piano sempre e molto speriamo che nella settimana versi i fini si potra risolvere di
rimetersi in viagio. non poi figurati queste febri come lo anno consumato e indebolito a segnio tale che quando li
vene la febre li mosse le convulzioni figuratti lo stare qui senza conoscere nessuno e senza potersi spiegare di ciò
che uno voleva, abbiamo passati cinque giorni li più tristi della terra tanto che ti scrivo questo perche adesso tutto
e passato e mi pare di riprendere coragio. adeso Federico e voluto andare lui isteso alla posta che e qui vecina
per vedere se ci fosse la lettra di Londra che abbiamo mandato tutti li giorni ma ancora non si puole ricevere.
Camillo mio non poi credere il penziere che mi dai penzando che sei solo e la sera speciamente verso le dieci
che e lora che vai a casa senpre penzo se sarai rivato felicemente spero che lo sia ma chi non lo puole vedere
ne sapere è un gran brutto vivere, io per quanto posso ti raccomando al Signiore e voglio sperare che tutto vada
bene Camillo mio quando ci scrivi per mia quieta scrivemi tutto come ai combinato per dormire e per mangiare,
insoma come ai conbinato per te. raporto agli parenti e amici non ti dico niente saluta tutti da nostra parte e la
Balia e Checco che sono in casa come lo steso faccio con te e mandandoti la S. Benedizione mi dico
Tua Aff.ma Madre
B. Pistrucci
Carissimo fratello,
Al presente non ho più niente: solamente mi rimane una gran debolezza, la quale peraltro era molto maggiore
nei giorni scorsi. Tutto il ritorno delle febbri lo debbo ad un ineducato porco francesaccio, che mi volle tenere,
per quante gliene dicessi, sempre aperti li vetri la notte con un vento e nebbia che t’ammazzava. Per risparmio
di 20 franchi a testa abbiamo viaggiato nella rotonda nella quale entrano 8 persone; due di queste educatissime
perfino mi cederono i loro posti, dicendo io loro che ero convalescente, ma quel porco unito a due ragazzacci
colleggiali ch’erano; bisogna, affidati a lui, non mi vollero avere compassione alcuna, ed anzi mi fecero tutti li
dispetti che potevano, con meraviglia anche de li due garzoni. Tutto però è cessato adeso; non mi sono perduto
mai di coragggio: da quando sono partito da Roma mi è parso sempre di sentirmi investito di un’altr’anima, e nel
male stesso qui, quando è occorso di fare una risata, l’ho fatta di cuore parandomi sempre davanti una cessazione
per sempre di tanti guai che abbiamo fin qui insieme sofferti. Elisetta se la vedessi, s’è ingrassata e sta che non ci
è mai stata così; Mammà pure sta benissimo, di ottimo colore e meglio di quando stava in Roma; io pure starò fra
pochi giorni benissimo. e subito che potrò rifidarmi delle forze riavute, compiremo il nostro viaggio allegramente:
oh ti assicuro che Papà non ci spaventa affatto : spero che anziché acquistare sopravvento su di noi, lo potrò
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fare rimanere svergognato del come ha trattato fin qui tutta la sua famiglia: sentirai. Tu dunque per noi non ti
prendere pena alcuna, ma pensa a te, che n’hai abbastanza: torna a salutarmi Seni ed anticipa miei ringraziamenti
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anche alla moglie ed ai fratelli Galassi; da Monsignore penso di andarci, se potrò, dopo domani: prima di partire
di qui ti scriverò più lunga lettera seguitando a darti i ragguagli del viaggio, e precisandoti il giorno della nostra
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