Page 190 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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Carte autografe e altri documenti



                    e. Circa nella età di dieci sette anni conobbe un mercante di camei chiamato Domenico Desantis incise diversi
                    camei per lui tra i quali quello famosissimo in sardonica rappresentante l’Apoteosi di Augusto creduto da
                    tutti antico e tale lo giudicò Mosiu Denon custode del Museo Imperiale di Antichità in Parigi e qui racconto il
                    seguente anetodo. Quando fece il modello in cera del s. Giorgio per le monete inglesi il capo di Zecca volle che
                    si portasse a Parigi, ove egli era, per sottoporre il modello sudetto al giudizio di Mosiù Denon conducendolo
                    lui stesso da questo signore che trovò il tutto molto bello ma volle suggerire diversi cambiamenti dicendo al
                    Pistrucci di riportarglielo il giorno seguente colle alterazioni da lui progettate. Il Pistrucci non lo toccò affatto
                    e si presentò all’appuntamento in compagnia e portando seco un’impronta del gran cammeo sunnominato.
                    Quando il Denon vide che il cammeo non era stato toccato se ne mostrò dispiacente e se ne adontò dicendo
                    che essendo lui di maggiore età e di molta esperienza in tal arte non competeva ad un giovane di non prendere
                    i suoi consigli (il Pistrucci aveva allora 33 anni). Il Pistrucci allora per tutta risposta gli mostrò il gesso portato
                    con sè e gli domandò cosa ne pensasse, al che il Denon rispose essere quello uno dei più belli cammei antichi
                    che si conoscessero. Sentendo ciò il Pistrucci gli disse che era opera sua e che se a diciotto anni aveva saputo
                    far tanto a trentatre ne sapeva qualche cosa di più e perciò non aveva preso i suoi consigli. Tutto questo passò
                    alla presenza del capo di zecca.


                    f. Annedoto riguardante la Granduchessa di Toscana Elisa Baciocchi.
                    Nei primi giorni del 1813 il Pistrucci conobbe in Roma Monsiù Riell, Intendente generale della Granduchessa
                    Baciocchi sorella di Napoleone I, questi gli ordinò da parte della sua Sovrana da farle un suo ritratto in Cameo
                    copiandolo da un modello di Santarelli scultore alla corte di Firenze e ne ordinò una simile copia al Morelli suo
                    antico Maestro, e una a Girometti che esercitava quell’arte da dieci anni prima di lui ma siccome avevano tutti
                    da inciderlo dallo stesso originale nel termine di un mese, non rimase tempo al Pistrucci per poterlo copiare,
                    ma invece trovò una medaglia dalla quale potè eseguirlo in otto giorni e spedirlo cogli altri. L’Intendente
                    Riell gli fece sapere che il suo Cameo era piaciuto moltissimo e gliene comise molti altri. In questo tempo il
                    celebre Canova aveva fatto un busto della Gran Duchessa dal vero per farne una statua ma siccome per far
                    ciò ci voleva del tempo essa fece scrivere al Pistrucci dal suo segretario da portarsi dal celebre artista per fare
                    una copia in cera del suo busto avendone nel medesimo tempo avvertito il Canova il quale non volle aderire
                    al desiderio della Principessa ma sulle sue nuove insistenze della medesima lo condusse nel suo studio avanti
                    di una statua e gli disse essere quello il busto da lui fatto a Firenze. Appena terminato il lavoro Pistrucci
                    spedì il suo modello ma fu riconosciuto in corte non essere il ritratto che si voleva. Gli scrissero che fosse
                    andato dal Canova per farlo correggere. A tale richiesta il Pistrucci neppure rispose non essendo abituato far
                    correggere i suoi lavori da alcuno e disse che preferiva perdere la protezione della Granduchessa piuttosto
                    che abbassarsi a ricevere delle correzioni, tanto era sicuro dell’esattezza del suo lavoro. Dopo qualche tempo
                    il Riell si portò in Roma e per chiarire l’equivoco condusse seco il Pistrucci da Canova. Nell’entrare lo studio
                    mostro il Pistrucci la statua da lui ripresa che ha riconosciuto non essere il ritratto della Baciocchi; allora
                    il Riell lo condusse nel gabinetto privato del Canova e quivi era lui a lavorare il vero busto. Grande fu la
                    sopresa del Pistrucci nel sentire l’intendente domandare a Canova perché non gli avesse fatto copiare quella
                    al che rispose che per un’opera tanto piccola non credeva fosse necessario mostrare l’originale. Monsiù Riell
                    partì per Firenze impressionato di questo fatto e dopo pochi giorni scrisse al Pistrucci che la Gran Duchessa
                    desiderava partisse subito per Firenze per farle il ritratto dal vero. Nel tempo che Pistrucci lavorava in corte
                    Canova come presidente nominò quattro incisori di camei Accademici di s. Luca lasciando lui fuori e avendo
                    desso fatto delle rimostranze gli fu dal medesimo risposto essere troppo giovane per nominarlo Accademico.

                7.
                Roma, Archivio Autore, già Giorgia Villavecchia Pistrucci
                BiBl.: Mostra 1955, p. 87, Vetrina E - n. 2
                    Insigne Accademia Romana di San Luca
                    Roma 1 novembre 1889
                    N° di prot. 1859






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