Page 84 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Ermanno A. Arslan
Figura 3 -- Obolo in argento,
derivazione Celtico-Boico, da
tipo massaliota “à la rue”.
Tipo 9, ruota a quattro
raggi con inscritto AM
(IV-III sec. a.C.; g 0,33).
Dallo scavo di Viale Aldini,
Bologna. Soprintendenza
Archeologia, belle arti
e paesaggio per la città
metropolitana di Bologna
e le province di Modena,
Reggio Emilia e Ferrara
Può essere il caso della dracma padana finale con ρικοι (Tipo 26, insubre),
presenza ubiquitaria in tutta la Cisalpina e con penetrazione addirittura oltre il
confine della repubblica romana, che può essersi imposta dopo la scomparsa
della precedente moneta celtica padana, travolta dalla crisi globale del circo-
lante minore innescata da quella acutissima del circolante monetario romano,
tra fine II e inizi I sec. a.C., che vide la scomparsa quasi completa della moneta
in rame. In questa situazione la moneta di Tipo 26 può essersi proposta come
“moneta di emergenza”, destinata a momentanea fortuna e a una contrapposta
crisi nel momento di un radicale ed efficace provvedimento di riforma. Come
fu anche per la moneta bronzea romana frammentata e per quella suppletiva
coloniale presente in Cisalpina, scomparse tutte con la riforma augustea del
rame.
Figura 4 -- Dracma in
argento di area piemontese-
lombarda. Tipo 27, occhi
aperti e “leone-lupo”
(metà II sec. a.C.; g 2,28
- mm 16). Provenienza
ignota. Roma, Medagliere
del Museo Nazionale
Romano, inv. n. 78975
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