Page 78 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Ermanno A. Arslan







                                 Sfugge del tutto la collocazione reale dei centri di produzione delle più antiche
                            emissioni, soltanto con indizi circa i siti di ritrovamento in Italia. Per i tipi da 1 a
                            4a-4b è tuttora aperto anche il dibattito sulla datazione delle prime emissioni imita-
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                            tive , con oscillazioni che raggiungono quasi il secolo , tra l’inizio del IV  e l’inizio
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                            del III a.C. Solo da pochi anni i Tipi 1 e 2 sono stati riferiti ai gruppi celto-liguri
                            dell’entroterra massaliota del IV secolo a.C. e non appare chiaro come e quando
                            siano stati veicolati, materialmente o come modelli, nella Valle Padana, se attraver-
                            so il movimento di mercenari (Padani “golasecchiani” di ritorno dalle campagne al
                            servizio di Marsiglia?), o con il trasferimento di gruppi umani da ovest a est, come
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                            preferirei, o infine con il tramite di contatti commerciali , sempre comunque da
                            prendere in considerazione.
                                 È comunque troppo presto, non solo per una sicura attribuzione cronologica
                            dell’inizio delle emissioni, ma anche per un primo orientamento sul loro mercato di
                            circolazione, sul quale si hanno scarne notizie, che soltanto paiono suggerire una
                            provenienza bergamasca.
                                 Ne venne comunque promossa l’emissione da parte di un’autorità emittente
                            responsabile, che si palesa tramite la leggenda, che si reputa, pur senza prove de-
                            cisive, onomastica, forse da collocare nelle città golasecchiane della Lombardia set-
                            tentrionale attuale. Sicuramente, comunque, i volumi di emissione delle serie, che
                            sono rare ma non rarissime, furono discreti, con gradimento tale da giustificarne
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                            imitazioni, come un esemplare del Tipo 4a (statere con cervo e               ) ci rivela .
                            Si può parlare pertanto di funzione monetaria effettiva. Quindi queste emissioni si
                            pongono ragionevolmente come premessa a quelle abbondanti dei Tipi 5 e 6 e,
                            forse con un lasso temporale di difficile valutazione, dei Tipi 7a e 8 e 7b, con il
                            “leone-scorpione”.
                                 A queste emissioni dell’unità in argento si collegavano numerose serie di divi-
                            sionali, emidramme e dioboli (ma anche oboli, Tipi 9 e 19), ancora da inserire in
                            una griglia affidabile di collocazioni territoriali e cronologiche.
                                 Questo complesso di emissioni è sicuramente da immaginare circolante in un
                            mercato protetto, come si desume dall’assenza di sensibili presenze monetarie al-
                            logene nell’area sicuramente di insediamento celtico, che erano quasi nulle, come
                            dimostra l’unicum dell’argento di Populonia di Prestino . Diversa era la situazio-
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                            ne nelle aree periferiche, prealpine, alpine (a Parre o in Ossola o a Lugano)  e


                            12   Per il rapporto con la “dracma pesante” di Marsiglia cfr. il fondamentale CorSi, AuliSio 2018, pp. 147-192.
                            13   CorSi, Barello 2013, pp. 31-37.
                            14   Brenot 1989, pp. 252-257 e contributi successivi della ricercatrice.
                               Contatti sicuri anche nelle età precedenti, tramite l’emporio etrusco-ligure di Genova e i valichi transappen-
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                            ninici (v. arSlan c.d.s.).
                            16   Esemplare al Museo di Winterthur (v. ChieSa 2000, pp. 23-32).
                            17   GraSSi, frontini 2009, pp. 48-49.
                            18   arSlan 2021, pp. 147-164.


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