Page 73 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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I Celti nell’Italia Cisalpina. Aree monetarie
Lo spunto alla creazione di un simile strumento, ovviamente soltanto prelimi-
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nare a qualsiasi ricerca scientifica , derivò dalla constatazione, da parte di Andrea
Pautasso, fondatore della ricerca sulla moneta celtica in Italia, della correttezza del
principio dell’esistenza di una sequenza di tipi monetari celtico-padani, ben definiti
e riconoscibili nella resa stilistico-iconografica, pur nella variabilità dei conii, ricon-
ducibili a centri di produzione precisamente collocabili sul territorio e a comunità
culturalmente, se non politicamente, distinte. In tali centri furono operanti scuole
incisorie locali, con l’utilizzo di tecnologie specifiche e con un’evoluzione stilistica
nel tempo delle emissioni che è possibile mettere in rapporto, almeno nell’ultima
fase di II e I secolo a.C., con la sequenza degli eventi che interessarono la Valle
Padana.
La strada indicata dal Pautasso negli anni ‘60 appare oggi confermata dall’esame
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della distribuzione areale dei ritrovamenti, anche se lo schema proposto nel 1966
deve essere di necessità aggiornato per l’acquisizione di nuova documentazione e
per l’affinamento della ricerca.
Appare quindi opportuno tentare una ideale mappatura dei ritrovamenti tipo-
logicamente classificabili, individuando per ciascun tipo le aree di massima con-
centrazione delle presenze e i casi di mobilità nello spazio esterno e prendendo in
considerazione, con i ritrovamenti di esemplari isolati, anche i depositi e i ripostigli,
ricordando che la moneta singolarmente rinvenuta o segnalata è spesso proveniente
da complessi associati dispersi. Quindi, con significato ridotto per il riconoscimento
delle aree di produzione monetaria.
In questa sede si è evitata la mappatura grafica, preferendo una presentazione
tabellare (Tab. A), con segnalazione numerica per provincia attuale dei siti di ritro-
vamento (senza indicazione numerica degli esemplari), in qualche modo affidabili,
facendo costantemente riferimento al Repertorio.
Non viene discussa la complessa tematica delle cronologie di emissione, cui
si fa solo cenno, rimandando alla mia bibliografia recente e al Repertorio, dove
sono reperibili, se note, le indicazioni numeriche sui ritrovamenti e le indicazioni
bibliografiche sui problemi di definizione dei tipi, sulle cronologie e sui contesti di
rinvenimento.
L’ideale mappatura proposta, pur preliminare e incompleta , suggerisce co-
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munque alcune chiavi di lettura che conviene sinteticamente esporre.
9 Ogni citazione bibliografica deve essere singolarmente valutata e verificata, nonostante l’utilizzo quasi esclu-
sivo di citazioni di prima mano o di osservazioni autoptiche.
10 Non appaiono, per chi scrive, in alcun modo metodologicamente sostenibili alcune ipotesi diverse, come
quella che propone, scardinando alla base quanto indicato in PautaSSo 1966, la produzione nelle medesime
officine di tipologie monetarie finora attribuite a gruppi umani distinti. G. Gorini, a proposito dei tipi ordinati
in sequenza da Andrea Pautasso e da chi scrive, afferma: “Si tratta di variazioni di conio, ma non di tipi di-
versi attribuibili a diverse zecche ...” (v. Gorini 2014, p. 478).
Ancora manca o è parziale la segnalazione della moneta greca e di quella romana coeva, che sappiamo
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indispensabile per comporre il quadro completo.
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