Page 551 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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SILVANA BALBI DE CARO E L’ISTITUTO POLIGRAFICO DELLO STATO
                                               Una lunga storia di successi


                                                              di
                                                    Stefano Imperatori


                 Silvana Balbi de Caro ha intrecciato per decenni la propria storia con quella dell’Istituto
            Poligrafico e Zecca dello Stato. Il suo lavoro e la sua grandissima esperienza hanno contribuito
            a valorizzare in tutti questi anni patrimoni e saperi, senza mai trascurare l’importanza della di-
            vulgazione scientifica e della formazione dei giovani.
                 L’incontro fra la studiosa e l’Istituto avvenne nel 1980, all’interno della Zecca, entrata da
            poco a far parte del Poligrafico, che, nel 1978, con la Legge n. 154 del 20 aprile, la acquisì dal
            Ministero del Tesoro insieme con la Scuola dell’Arte della Medaglia, il Museo della Zecca e il
            palazzo storico della Zecca, modificando la propria ragione sociale in Istituto Poligrafico e Zec-
            ca dello Stato.
                 Sempre nel 1980, in occasione dell’elaborazione della prima moneta bimetallica e della ri-
            valutazione del proprio patrimonio storico, venne organizzata a Roma, in Palazzo Braschi, dalla
            direzione della Zecca, grazie all’operato di Nicola Ielpo, la mostra L’arte della medaglia e della
            moneta nelle opere della Zecca di Stato dal 1846, articolata in due sezioni: una dedicata all’arte
            della medaglia e della moneta nelle opere della Zecca di Stato dal 1846, la cui cura fu affidata
            a Laura Cretara, all’epoca Direttore della Scuola dell’Arte della Medaglia, e l’altra, intitolata L’oro
            dei Papi nella collezione numismatica di Vittorio Emanuele III di Savoia, curata dalla giovane
            Silvana Balbi de Caro, al tempo già Direttore del Medagliere del Museo Nazionale Romano de-
            tentore della straordinaria collezione di re Vittorio Emanuele III, che tanta influenza ebbe nella
            storia della Zecca.
                 Da quel momento i rapporti scientifici fra la studiosa e l’Istituto segnarono un lungo e inin-
            terrotto percorso comune. Nel 1983 per volontà di Silvana Balbi e dell’allora Direzione Generale
            dell’Ufficio Centrale per i Beni Ambientali, Architettonici, Archeologici, Artistici e Storici vide,
            infatti, la luce il Bollettino di Numismatica la rivista ufficiale del Ministero per i Beni Culturali e
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            Ambientali dedicata al patrimonio numismatico italiano la cui edizione fu affidata al Poligrafico .
                 Per il primo volume delle monografie del Bollettino, edito nel 1984, la studiosa concentrò
            le attenzioni e dedicò il suo studio alle monete dello Stato Pontificio del Museo della Zecca
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            1    Silvana Balbi de Caro mantenne la nomina di Coordinatore di Redazione della rivista dalla fondazione fino al 2004, assumendone
            poi la Direzione responsabile fino al 2018.
                BalBi de Caro 1984a. Il Museo della Zecca aveva avuto origine dall’acquisizione operata nel 1870, con Roma Capitale, della
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            Zecca vaticana, compreso il Gabinetto Numismatico, e delle collezioni di medaglie e dei conî pontifici, da parte del Ministero delle
            Finanze del Regno d’Italia: proprio il Gabinetto Numismatico divenne parte integrante della nuova Zecca del Regno, la cui raccolta
            fu arricchita di nuove acquisizioni di monete e medaglie e di interessanti bozzetti per medaglie e monete. Successivamente, nel


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