Page 498 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Franca Maria Vanni
Nel 1849 venne istituito in Toscana un governo provvisorio gestito da un
triumvirato composto da Giuseppe Mazzoni, Giuseppe Montanelli e Francesco
Guerrazzi. Come Ministro delle Finanze, del Commercio e dei Lavori Pubblici il
27 ottobre 1848 venne designato Pietro Augusto Adami . Costui affidò a Emanuele
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Fenzi, con il cui banco aveva un costante rapporto finanziario, dopo il versamento
anticipato di una consistente somma in liquidità, l’amministrazione dell’operazio-
ne che aveva come scopo il reperimento dei fondi necessari per il prestito pubbli-
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co, destinata a coinvolgere tutti i soggetti finanziari della regione .
L’appoggio di un’importante casa mercantile come i Fenzi era indispensabile per
scongiurare la minaccia di mettere in seria difficoltà le più importanti Casse di sconto
toscane, nell’azionario delle quali figurava quasi tutta la comunità mercantile regionale.
Fu proprio Emanuele Fenzi a fare pressioni sull’Adami per far adottare il cor-
so forzoso delle banconote emesse dalla Cassa di Sconto di Firenze e da quella di
Livorno; tale azione infatti sembrava l’unico mezzo per non privare di una risorsa
utilissima il mercato del credito e dei mezzi di pagamento.
Il bisogno di liquidità del governo granducale indusse Pietro Augusto Adami, il 18
febbraio 1849, a firmare la notifica per l’emissione di buoni del tesoro a corso forzoso
per la somma di 670.000 lire toscane. Con questa somma, ricavata dalla sottoscrizione
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di tali titoli di Stato, che ricadeva in gran parte sui latifondisti , sarebbe stato possibile
dare inizio ai necessari lavori pubblici; l’impiego di manodopera locale avrebbe inol-
tre fatto diminuire il tasso di disoccupazione. L’emissione di buoni ipotecari fruttiferi
da parte della Cassa di Sconto di Livorno fece pericolosamente assottigliare le riserve
di questo ente bancario che scesero a meno di 700.000 lire toscane. Il Ministro delle
Finanze Adami, tra i maggiori azionisti di questa casa bancaria, fece sospendere la
convertibilità dei biglietti da 2.000, 1.000, 500 e 300 lire giustificando tale decisione
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con le forti pressioni ricevute da parte della banca livornese .
Il banco di Pietro Augusto Adami era legato ai Fenzi anche per la comune
partecipazione alla Società generale delle strade ferrate romane; da quanto si legge
in una lettera indirizzata a Pietro Bastogi fu proprio l’azione compiuta da Adami,
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volta a evitare conflitti diretti, a tenere uniti in quell’occasione i Fenzi al banco dei
Bastogi. Nel 1859 i Fenzi rinsaldarono il legame con gli Adami contribuendo alla
creazione della Banca David Pietro Adami e C.
3 Su questa figura v. Pera 1906, pp. 49-52; Camaiani 1960, pp. 237-238; Poddi 2017, pp. 47-54.
4 Archivio Museo del Risorgimento di Firenze, Carte Fenzi, F. 37: lettera di P. Adami a E. Fenzi del 21 febbraio 1849.
5 All’epoca il prestito forzoso era l’unica forma in cui veniva concretizzato il debito pubblico. Era assimilabile
a una sorta di imposta patrimoniale che pesava temporaneamente sui contribuenti in quanto a fronte di essa
venivano rilasciati titoli rimborsabili.
6 A garanzia del carattere eccezionale del provvedimento venne mantenuta la conversione del taglio da
200 lire e fissato il termine del regime di corso forzoso al 10 marzo 1849 (cfr. Le Assemblee del Risorgimento,
Toscana, seduta del 30 gennaio 1849, pp. 707-709).
7 Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms. cass. 2, n. 73 ins. 1.
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