Page 372 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Andrea Saccocci







                            La grande disponibilità di argento nel mercato veneziano, conseguente alla scoperta
                            di enormi giacimenti minerari nell’entroterra germanico, probabilmente favorì la scel-
                                                                                                            16
                            ta di far rivivere come moneta effettiva tale tradizionale “moneta fantasma” . Giova
                            ricordare, ad esempio, che il miliarense di conto era in uso in Puglia, che all’epoca
                            per Venezia era una specie di magazzino di prodotti agricoli, sicuramente in grado di
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                            attrarre molti investimenti dalla città veneta .
                                 In seguito l’idea di una dipendenza da monete o valori di conto già in uso nel
                            circuito commerciale mediterraneo è stata ipotizzata anche da Matzke, che indivi-
                            duò l’origine del primitivo grosso “minore” di Genova da g 1,4 (anni ‘90 del X secolo
                            - 1230 ca.) nel rapporto con la valuta, diffusa in tutto il Mediterraneo Occidentale,
                            del bisancium miliarensium, cioè del bisante di conto da 10 miliarensi “effettivi”
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                            (mezzi dirham almohadi prodotti in Africa), anch’essi del peso di g 1,4 .
                                 Questa dunque è la situazione monetaria che è stata ipotizzata fino ad oggi,
                            senza poter contare sul potente strumento d’indagine numismatica offerto dai ripo-
                            stigli, e alla quale il nostro solitario gruzzoletto dovrebbe dare qualche conferma.
                            Non si può pretendere troppo, ovviamente, ma in effetti qualche indicazione può
                            anche fornirla. Innanzitutto, riguardo alla cronologia, il fatto che l’unica moneta
                            veneziana non appartenga alle prime emissioni del doge Enrico Dandolo (1192-
                            1205), ma sia di quasi 25 anni più tarda, mentre tutte le altre monete presenti
                            appartengono alla prima fase di produzione di grossi della relativa zecca, sembra
                            ulteriormente confermare il primato di Venezia nell’introduzione di questa nuova
                            specie monetale. Poi tutte le diverse serie presenti, se poste in ordine cronologico
                            discendente, mostrano un lieve decadimento del loro peso, in origine molto vicino
                            a quello teorico del grosso di Venezia (g 2,18): Milano g 2,05; Cremona max. g 2,00;
                            Bergamo g 1,99; Verona max. g 1,70; Parma max. g 1,42. Tale costante riduzione
                            pondometrica appare un fenomeno piuttosto standard nell’evoluzione delle mo-
                                                                                                           19
                            nete, quando lo stesso nominale viene via via adottato da diverse zecche . Quindi
                            la cronologia ad oggi proposta per queste emissioni trova una piccola conferma
                            anche nel gruzzolo di Casaleone.
                                 Ben poco ci può raccontare il nostro ripostiglio, ovviamente, riguardo alle mo-
                            tivazioni alla base dell’introduzione della moneta grossa, però su questo argomento
                            può essere decisamente interessante il fenomeno di cui il materiale in esame rap-
                            presenta l’eccezione: come mai non si trovano praticamente ripostigli di monete




                                Queste mie conclusioni sono state discusse in travaini 2006, pp. 543-550, ma con una notevole dose di
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                            fraintendimento, temo a causa della poca chiarezza del mio scritto. In effetti non mi riconosco in tutte le ipo-
                            tesi che mi sono state attribuite, però a distanza di 26 anni può anche succedere.
                            17    zamBler, CartaBelleSe 1898.
                            18    MEC 12, pp. 260-261, 265; in modo più discreto l’ipotesi è considerata anche da Baldassarri e Ricci; Bal-
                            daSSarri, riCCi 2013, pp. 275, 281.
                            19    In genere quando si vuole produrre una moneta che circoli nel circuito monetario di una valuta concorren-
                            te, la si produce leggermente più leggera, per evitare che la sua maggiore “freschezza”, rispetto ad esemplari
                            già in circolazione da tempo, la porti ad essere tesaurizzata per la cd. legge di Gresham.


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