Page 334 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Michele Asolati
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e riguardasse le monete di maggiori dimensioni, probabilmente proprio gli AE2 .
A ogni modo, non è improbabile che a questo sviluppo fosse connessa una
intensa tendenza svalutativa, attestata dai papiri egiziani del periodo 348-353
d.C. , con una perdita considerevole del potere d’acquisto della moneta enea e
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la conseguente percezione che le monete più pesanti della fase immediatamente
precedente conservassero un valore maggiore. Da qui potrebbe essersi generata
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una risposta in termini tesaurizzativi , di cui il ripostiglio di Guidonia potrebbe
dunque essere uno dei risultati. Questo tesoretto, infatti, non è l’unico ad avere
le caratteristiche suddette o connotati affini ; sebbene le fasi centrali del IV se-
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colo d.C. non siano sufficientemente studiate sotto il profilo della tesaurizzazione
bronzea così da poter definire dei quadri regionali specifici e affidabili per pe-
riodi e nominali, tuttavia possiamo ricordare tra i gruzzoli italiani simili a quello
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laziale il ripostiglio di Lugana , mentre tra quelli al di fuori dell’Italia si possono
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citare i gruzzoli dalla Germania e dall’area di Lione , di Perbál e di Ács (Un-
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gheria), di Constantine o di Cherchel (Algeria) , oppure il ripostiglio conservato
presso il Museo Bottacin di Padova di plausibile provenienza balcanica . Si tratta
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di localizzazioni molto distanti tra di loro, alcune delle quali hanno visto plau-
sibilmente il passaggio delle truppe che hanno combattuto per Magnenzio e/o
per Costanzo II, oppure hanno subito le incursioni degli Iutungi nel 356 d.C. o
quella dei Quadi del 357 d.C.; questi eventi possono aver determinato il ricorso
all’accumulo di somme di denaro, articolato anche in moneta bronzea, ma non
va trascurato il fatto che le localizzazioni africane, al pari dell’area di Guidonia,
sono rimaste ai margini o al di fuori delle aree degli scontri e dunque i relativi gruzzoli
12 Carlà 2009, in particolare pp. 181-182, nota 658 con ampia bibliografia precedente.
13 Carlà 2009, pp. 181-182.
14 In questo senso si veda RIC VIII, p. 81: With the reductions in weight and in silver content that began in late
351, il seems that the unreduced issues of 348-350 began to disappear; they continue, however, to be hoarded
in significant number down to the reign of Julian. V. anche SaCCoCCi 1983, pp. 304-305.
15 Si tratta di ripostigli contenenti essenzialmente AE2, ma comprendenti anche alcune monete di modulo
minore come gli AE3 introdotti in via definitiva nel 354 d.C., oppure imitazioni dei tipi degli AE2, ma con
caratteristiche pondometriche ridotte rispetto ai prototipi. In seguito, già durante le fasi riferibili a Giuliano
(cesare e augusto), si nota come gli AE2 di fatto mancano nei gruzzoli di moneta bronzea a causa del loro
ritiro forzoso nel periodo precedente e/o della tesaurizzazione di cui sono oggetto prima del 355 d.C.: i tesori
enei successivi a questo termine cronologico, infatti, sono costituiti essenzialmente da AE3 databili dopo il 354
d.C. e da nominali omologhi precedenti alla riforma del 348 d.C., coniati durante i decenni finali del III secolo
(antoniniani) e/o in età costantiniana e post-costantiniana entro il 348 d.C.: cfr. nota precedente.
16 arSlan 1999.
17 Per entrambi questi ultimi casi v. BaStien 1985, p. 169, con bibliografia precedente. Si vedano inoltre i gruz-
zoli terminanti con il 350-353 d.C. e con il 353-354 d.C. elencati in RIC VIII, pp. 86-87. Si vedano anche i casi in
territorio britannico elencati in roBertSon 2000, in particolare pp. 317-332 e i casi localizzati nell’area della ex
Jugoslavia riportati in mirnik 1981. Diversi altri casi possono essere considerati dall’ambiti tedesco o francese,
per i quali si rinvia a Coin Hoards of the Roman Empire (CHRE: https://chre.ashmus.ox.ac.uk/) indagando,
nell’Advanced Search, nel campo Terminal year, gli anni 352-355.
18 Bíróné Sey 1964.
19 dunCan 1993, pp. 21, 32.
20 Salama, hollard 2007-2008.
21 SaCCoCCi 1983.
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