Page 332 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Michele Asolati
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contenuti, lasciando una traccia molto evanescente nei rinvenimenti . Pur trattandosi di
due soli pezzi, la loro attestazione potrebbe indicare che il peculio sia appartenuto
a uno dei sostenitori di Nepoziano della prima ora, il quale come ben noto prese il
controllo di Roma alla guida di un manipolo di gladiatori e forse di schiavi .
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Al di là di queste possibili suggestioni, l’omogeneità del contenuto del gruzzolo
sotto il profilo del nominale tesaurizzato e il brevissimo arco temporale coperto dalle
monete, connesso comunque cronologicamente ai tentativi di usurpazione del potere
imperiale da parte di Magnenzio e Decenzio, potrebbe indurre a sospettare che il na-
scondimento o la perdita del gruzzolo vada connessa con l’incertezza generata dagli
scontri tra Costanzo II e Magnenzio per il controllo dell’Italia. Tuttavia, le ultime monete
contenute nel ripostiglio si datano a partire dal 352 d.C., ossia di fatto dopo che Ma-
gnenzio aveva rinunciato a controllare la Penisola, ritirandosi nelle Gallie.
Più plausibili allora sembrano essere ragioni d’altro tipo all’origine dell’accumulo e
del nascondimento, forse di ordine economico-monetario. Va ricordato in questo conte-
sto che Costante e Costanzo II nel 348 d.C. avevano dato avvio a una riforma piuttosto
ampia della monetazione bronzea, la quale aveva previsto l’emissione di vari nominali
da 1/60, 1/72, 1/120 e 1/230 di libbra, con pur minime percentuali di argento; in breve
tempo, però, questo sistema complesso si semplificò uniformandosi di fatto su un unico
taglio da 1/120 (AE3), ormai quasi privo di metallo nobile, di cui si produssero numero-
sissimi esemplari ; i pezzi più pesanti emessi in precedenza furono demonetizzati per
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far fronte alla nuova intensa coniazione. A questo sviluppo potrebbe essere riconnesso
il ben noto provvedimento presente nel Codex Theodosianus (IX, 23, 1), con il quale
si proibiva la circolazione di alcune specie di monete di bronzo, ossia nella fattispecie
delle pecuniae maiorinae e dei centenionales communes; la datazione rimane incerta,
come del resto l’identificazione precisa delle monete effettive da identificarsi in quelle
formule, ma appare indubbio che la costituzione vada collocata tra il 354 e il 356 d.C.
9 Ricordiamo, per esempio, la presenza di esemplari di Nepoziano nel ripostiglio di Parabiago, del quale pe-
raltro non molto è noto. Si vedano le scarne indicazioni riportate da G.M. in Notizie Varie, in Rivista Italiana
di Numismatica II (1889), p. 130: Un cortese Associato della nostra Rivista ci scrive: “Il giorno 22 marzo, nel
territorio di Parabiago, venne scoperto un nascondiglio d’antiche medaglie romane imperiali. Pare che si tratti
di un qualche migliaio per lo meno, quasi tutto di medio bronzo, pochissime di piccol bronzo, moltissime poi
ricoperte di foglia di stagno od argento, in uno stato di quasi perfetta conservazione per un terzo e pel resto
molto ossidate. Di dette medaglie la quasi totalità appartiene a Magnenzio e Costanzo, poche sono di Costante,
pochissime di Costantino, qualcuna appena di Crispo e Licinio Cesare. Di Vetranione passarono in mia mano
5 pezzi soltanto e forse saran state in tutto qualche dozzina al più; a integrazione di questa indicazione nella
sezione Notizia Varie del medesimo numero della rivista, a p. 315, si precisa che … fu trovata anche una
moneta di Nepoziano. Inoltre, si contano monete di Nepoziano anche nel ripostiglio di Troino, nell’attuale Roma, Impero. Nepoziano (350 o 351 d.C.). AE2, zecca di Roma, 350 o 351 d.C. (cat. n. 35, dritto).
Portogallo: martínez ChiCo 2020, n. 275, con bibliografia precedente (tre esemplari di Nepoziano sugli oltre Roma, Medagliere del Museo Nazionale Romano
17.000 che costituiscono il tesoro).
10 aur. viCt., Caes., 42, 6: caeso urbi praefecto armataque gladiatorum manu imperator fit; eutr., X, 11, 2: Ne-
potiano, Constantini sororis filio, per gladiatoriam manum imperium vindicante, qui saevis exordiis dignum
exitium nanctus est; oroS., Hist., VII, 29, 11: Nepotianus deinde Romae, Constantini sororis filius, gladiatorum
manu fretus invasit imperium.
11 Cfr. Callu, Barrandon 1986, pp. 577-579; dePeyrot 1992, p. 65; Carlà 2009, p. 181.
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