Page 474 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Enrico Silverio
episodi analoghi alle celebrazioni del bimillenario augusteo rappresentano però
anche esempi di come settori della cultura italiana potessero fruire del clima instau-
rato dal fascismo in politica interna ed estera per realizzare o continuare a condurre
progetti culturali talvolta molto antecedenti al 28 ottobre 1922. In tal senso, nel caso
delle celebrazioni per il bimillenario della nascita di Augusto, il fascismo – o meglio
il capo del Governo – non fece altro che far propri progetti e proposte sottoposti
essenzialmente, se non esclusivamente, dall’Istituto di Studi Romani e dal Museo
dell’Impero Romano, inserendoli nel quadro di una concezione di Roma e dell’Im-
pero che era e resterà quella espressa da Mussolini in una “voce” per l’Enciclopedia
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Italiana pubblicata nel 1932 .
Quanto ai due enti cui si deve l’ideazione e l’organizzazione delle diverse ceri-
monie del bimillenario, l’Istituto di Studi Romani era erede di una visione cattolica e
provvidenziale della “romanità” e nel fascismo vedeva essenzialmente un elemento
rettificatore e ordinatore della vita nazionale che avrebbe dovuto condurre l’Italia
a un nuovo rilievo universale . Circa il Museo dell’Impero Romano, esso era stato cre-
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ato da Giglioli nel 1926 in ossequio a un progetto sorto però in occasione della Mostra
Archeologica del 1911, allestita da Rodolfo Lanciani nelle Terme di Diocleziano in
occasione delle celebrazioni per il cinquantenario del Regno d’Italia ed era
erede dell’idea di un’universale missione civilizzatrice dell’impero antico che
in qualche modo si riverberava anche sulla moderna nazione italiana e sul suo
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ruolo nel mondo .
In questo sfondo, al programma delle celebrazioni augustee impostato nel 1930
mancava ancora l’idea di quella Mostra Augustea della Romanità che in seguito avreb-
be in un certo senso eclissato le altre manifestazioni ricordate più sopra. Anche la
Mostra rappresenta un esempio di “utilizzo” del fascismo da parte di Giglioli e allo
stesso tempo di Giglioli da parte del fascismo nel senso sopra accennato . Progettata
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almeno dal 1931 essenzialmente come opportunità di accrescimento delle collezioni
del Museo dell’Impero Romano in occasione della ricorrenza augustea, proposta da
Giglioli a Mussolini nel maggio 1932, approvata e posta da subito alle dipendenze della
Si veda muSSolini 1932, p. 851: Lo stato fascista è una volontà di potenza e d’imperio. La tradizione romana
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è qui un’idea di forza. Nella dottrina del fascismo l’impero non è soltanto un’espressione territoriale o militare
o mercantile, ma spirituale o morale. Si può pensare a un impero, cioè a una nazione che direttamente o
indirettamente guida altre nazioni, senza bisogno di conquistare un solo chilometro quadrato di territorio.
A conferma della durata di tale impostazione, basterà ricordare come lo scritto da cui è stato tratto il brano
citato sarà anteposto allo Statuto del Partito Nazionale Fascista pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno
d’Italia, a. 79°, n. 112 del 18 maggio 1938, entrato in vigore il 2 giugno 1938 e come sarà oggetto di commento
ed esegesi nel Dizionario di Politica curato dal partito fascista e pubblicato dall’Istituto della Enciclopedia
Italiana: v. PaGliaro 1940.
6 Ciò si evince chiaramente, solo per fare un esempio, dalla sistematica dei Corsi Superiori di Studi Romani
su cui v. GalaSSi Paluzzi 1943. Sull’Istituto di Studi Romani, odierno Istituto Nazionale di Studi Romani, e sul
suo fondatore Carlo Galassi Paluzzi v. ora soprattutto aramini 2016, vittoria 2002 e CoCCia 2000.
7 Sul Museo dell’Impero Romano si rinvia a liBerati 2016, con precedente bibliografia.
Sulla Mostra Augustea della Romanità v. liBerati 2019, con precedente bibliografia tra cui spicca in modo
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particolare SCriBa 1995.
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