Page 165 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Sesto Pompeo tra Giano e Nettuno







            serie antonine o della greca Messene e di Cnosso, altrimenti mai scoperte né nella
            Calabria meridionale, né in Sicilia.
                 Al di là di questi problemi di ricostruzione della circolazione un dato insostitu-
            ibile fornito dal complesso riguarda gli assi pompeiani, appartenenti in prevalenza
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            a una emissione caratteristica . Essi sono riconiati su tondelli già impressi che, per
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            l’annullamento non completo dei tipi e delle leggende , si sono riconosciuti di zecca
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            tolemaica , mentre la disponibilità nell’area messinese di esemplari tolemaici è atte-
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            stata dalla presenza di 26 esemplari confluiti nella collezione del Museo di Messina .
                 Considerando dunque velocemente le osservazioni scaturite dalle monete esa-
            minate in questa sede, possiamo concludere che la tipologia delle serie attesta un
            messaggio che deve essere valutato nella sua complessità: Cneo Pompeo Magno
            padre è presente nel bronzo, nell’aureo, nella prima sottoserie d’argento, Giano è
            ricordato nel bronzo, Nettuno in due sottoserie d’argento.
                 L’onomastica è ricostruibile in Sesto Pompeo, figlio di Cneo Pompeo Magno,
            imperator, Praefectus, Imperator iterum, ritenendo Mag(nus), il cognomen assunto
            in memoria del padre, e Pius l’agnomen. L’acclamazione imperatoria che determina
            il titolo di imp(erator) gli sarebbe tributata per la sua capacità di rivitalizzare, dopo
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            la battaglia di Munda, l’esercito e ottenere vittorie in Spagna . Il titolo praef(ectus)
            clas(sis) et orae marit(imae) ex s(enatus) c(onsulto) gli è attribuito dal Senato agli
            inizi del 43 a.C. , mentre dovrebbe non detenerlo più dopo la proscrizione dispo-
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            sta dalla Lex Pedia  dello stesso anno. Nonostante questo, secondo alcuni, Sesto lo
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            utilizzerebbe fino al trattato di Miseno del 39 a.C., quando lo abbandonerebbe per
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            assumere i titoli di augure e di console  designato (per l’anno 34 a.C.), in realtà



            77    martini 1995, Em. III, gruppo III, serie D. La mappa di distribuzione dei rinvenimenti in martini 1995, p.
            216 non fa riferimento ai rinvenimenti dello Stretto e di Lipari.
            78    L’osservazione di G. Manganaro (manGanaro 2012, p. 102), relativa al peso di g 24,09 dell’esemplare in
            Tab. B, n. 18 è infondata perché anche nelle serie tolemaiche vi sono esemplari che con diametri analoghi
            raggiungono e superano i g 24: ad es. SNG Copenhagen, Ptolomy II, n. 156, g 24,44; Ptolomy III, n. 176, g 24;
            Ptolomy IV, n. 213, g 24,55; Ptolomy V, n. 246, g 26,50, Ptolomy VI, nn. 306 e 307, g 28,62 e g 28,06, etc.
            79    Il riconoscimento è stato affiancato da analisi (CalareSo et alii 2001), che hanno dimostrato una quasi
            perfetta corrispondenza composizionale tra esemplari tolemaici e sestiani connotati da altissimi livelli di rame,
            assenti invece nei pezzi sottoposti ad analisi da martini 1995, pp. 243-247.
            80    Lascia perplessi che Wolf e Lorber nel 2011 abbiano basato su 38 esemplari siciliani (comprendenti anche
            i 26 pezzi messinesi) un accordo tra Ierone II e Tolomeo II per una coniazione “periferica”, poi degenerata
            in una coniazione irregolare, in base a una lettura dei pezzi effettuata da Manganaro prima del 1989 (wolf,
            lorBer 2011, pp. 20 ss.).
            81   È stato osservato che i titoli imperatori sono collegati a reali acclamazioni seppure non sia unanime il collegamento
            alle relative battaglie; per la vittoria su Asinio Pollione (D.C., 45.10.3-5), laffranChi 1917, p. 22; RRC, p. 487.
            82    Si veda, tra altri, la discussione di woytek 2003, p. 503 nota 793; non sembra accettabile la lettura di Augier
            di «preposto alla flotta» per analogia all’uso di far seguire il genitivo quando praefectus è utilizzato come sostan-
            tivo: auGier 2018, come già sostenuto da ricca documentazione raccolta nel 1941 e nel 1946 da Guido Barbieri.
            83    D.C., 47, 12, 2; 48, 17, 1-2.
                Oltre a frustuli di altre due iscrizioni l’iscrizione di Lilibeo edita da Salinas nel 1894 dovrebbe essere datata
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            al solo periodo del 39-37 o 39-38 a.C. tra accordi di Miseno e la messa al bando di Taranto nel 37, o addirittura
            interrotta con le battaglie di Scilla nel 38 (ILS 8889: Magnus Pompeius appellatus etiam in Senatus consulto
            apud Cicerone, n Phil. 13, 21, 50 [Dessau]).


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