Page 131 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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“Del quincusse librale romano fuso e della sua discussa autenticità”







                  In finale queste erano le considerazioni:

                 Tante discordanze ed anomalie non si possono spiegare, a mio vedere, se non
            in un solo modo. Il falsario moderno ha inventato un pezzo che l’antico monetario
            non aveva fuso perché tale multiplo non era considerato nel suo sistema monetario.
            Nessun quincusse conosciamo infatti di nessuna serie antica e romana e latina
            ecc., ma ben sappiamo che con tale nome si designarono, dal momento del loro ri-
            trovamento sino quasi ad oggi, i famosi pezzi quadrilateri, di origine, di fabbrica e
            di uso ancora ignoti, per il peso che si aggira variamente intorno a quello di 5 assi
            librali romani. Si può quindi pensare che il falsario moderno a questi quadrilateri -
            quincussi, si sia ispirato per la sua invenzione.
                  Inventando, non ha potuto o saputo evitare le incongruenze e le deficienze in
            cui è malamente caduto, e che io credo di avere messo abbastanza bene in evidenza,
            onde, se il giudizio sul pezzo non può ancora considerarsi come definitivo, almeno il
            quesito si avvii alla sua vera soluzione.
                                                   S. L. Cesano


                 Come risulta da una successiva lettera del 20 gennaio 1928 scritta dalla Cesano
            a Colini, le analisi chimiche richieste a completamento del parere furono in effetti
            fatte eseguire ma risultarono insufficienti per un giudizio definitivo sulla spinosa
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            questione dell’autenticità del quincusse :
                 Ho preso visione dei risultati dell’analisi chimica compiuta sul quincusse del
            Museo dell’Impero. Mancando i dati essenziali della composizione qualitativa
            e quantitativa della lega metallica, essi mi appaiono insufficenti per qualsiasi
            deduzione.
                  Per comune norma Le annoto quì i dati intorno alla lega dell’aes grave romano
            librale – cui dovrebbe appartenere il pezzo in questione – desunti dall’Hammer, Der
            Feingehalt der griech. u. röm. Münzen, 1907 – che sono:
                  68 % rame; 7½ % stagno; 23½ % piombo; con minime variazioni quantitative
            dello stagno e del piombo.
                  Ho riesaminato accuratamente i numerosi pezzi librali delle nostre
            ricchissime collezioni per cercar di rendermi conto della particolarità del foro
            riscontrato sul quincusse, e per amore di verità debbo dichiarare che un simile
            foro, profondo però appena all’incirca mm.10, ho riscontrato su di un nostro
            pezzo, constatazione questa che non so sino a qual punto valga a spiegare tale
            particolarità del quincusse.




               ASC, Comune moderno / Postunitario (1871-), Ripartizioni, Ripartizione X Antichità e Belle Arti, Ripartizione
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            X (1920-1953), Titolario 1929, Titolo 12, Museo dell’Impero, b. 24, f. 8 Miscellanea, lettera dattilografata su
            carta intestata del Museo Nazionale Romano, protocollo S.P.Q.R., Antichità e Belle Arti n. 368 del 21 gennaio
            1928.


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