Page 105 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Perché la città è donna?







            Astroarche, Ourania, Astarte  si identificava con la stella Sirio, che i Greci chiamava-
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            no Kyon o Astrokyon e i Romani Canicola, stella alpha della costellazione del Cane
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            Maggiore, parte a sua volta della costellazione del cacciatore Orione. Secondo Erodiano
            Astroarché, “Regina degli Astri”, era il nome che i Fenici davano ad Aphrodite Oura-
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            nia, cioè Astarte. Secondo Orapollo  […] anche Iside presso gli Egiziani era un astro,
            che in lingua egizia si chiamava Sothis, in lingua greca Astrokyon, la quale sembrava
            regnare (basileuein) sulle altre stelle, sorgendo ora più grande ora più piccola.
                 La sacralità dei corpi astrali, quale emerge dall’identificazione di Grandi Dee
            con le stelle, rimanda a un contesto culturale mesopotamico in cui, fin dal III mil-
            lennio a.C., è attestato uno stretto rapporto fra la stella e la dea madre Ištar, la feni-
            cia Ashtart, in seguito grecizzata in Astarte. Dea per eccellenza, in Siria Astarte era
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            chiamata Atargatis , conosciuta in seguito dai Romani come Diasyra, la dea Syria
            del più tardo romanzo di Luciano, che in Sicilia sarebbe stata conosciuta come Syra
            almeno fin dalla fine del V secolo a.C., come documentano le monete di Siracusa di
            età dionigiana. Nella Siria nabatea Atargatis appariva sotto il duplice aspetto di “dea
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            delle messi” e “dea dei delfini” , una doppia veste che ripropone “le due sorelle”
            Syra e Kossa fondatrici di Siracusa, tradite da Choiroboscos e da Genesio.
                 Ammettendolo a condividere la sua divinità, la Tyche Syra aveva concesso a Dio-
            nisio la possibilità di identificarsi con lo stesso Dioniso , come dimostra la statua con
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            cui il tiranno si era fatto rappresentare nelle vesti del Dio . Una identificazione non
            priva di conseguenze, dal momento che l’inizio di ogni nuova era veniva a coincidere
            con una nuova incarnazione e quindi con l’avvento di un Neos Dionysos . Una pisside
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            scifoide realizzata in Sicilia agli inizi del IV secolo a.C. mostra su un lato un giovane
            Eros alato che parla a una giovane donna, la quale - alzando la mano sinistra - mani-
            festa il suo stupore . Lo schema iconico è quello che sarà utilizzato in seguito dagli
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            artisti per rappresentare l’Annunciazione dell’Angelo a Maria della nascita del Cristo.
            Sull’altro lato del vaso la medesima figura femminile tiene in mano un cembalo deco-
            rato dalla stella Sirio, mentre un Sileno stante innanzi a lei punta la mano sinistra sul
            suo ventre. La ricca decorazione di pampini e grappoli, che ornano il coperchio della
            pisside, esalta e sintetizza la valenza “dionisiaca” delle due scene .
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            42    V. delCor 1986, pp. 1077-1085.
            43    hdn., 5, 6, 4.
            44    horaP., 1, 3.
            45    Tra gli Aramei era venerata con il nome di Gad, dea della fortuna, in Egitto come dea guerriera aveva il
            nome di Anath, a Cartagine si tramutò in Tanit, che i Romani pare dicessero Virgo Caelestis. Le erano sacri i
            pesci e le colombe. Dai Greci fu identificata con Aphrodite, dai Romani contraddistinta come Diasyra (= dea
            sira), identificata con Giunone, Rea o Venere.
            46    GlueCk 1966.
            47    SanderS 1991
               D.Chr., 37. 2. Sembra che la statua di Dionisio come Dioniso fosse la sola ad avere rappresentato un tiranno come
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            divinità, anche se in Sicilia esistevano numerose imagines regum ac tyrannorum (CiC., Verr II., 4, 123).
            49    CaCCamo CaltaBiano 2003.
            50    GiudiCe 1985.
            51    CaCCamo CaltaBiano 2017.


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