Page 453 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Due avvenimenti “numismatici” del 1910







            ottennero il plauso di tutti per la loro bellezza. Pio XI disegnò perfino una medaglia,
            avendo in questa sua iniziativa un illustre predecessore nella persona di Alessandro VII
            Chigi (1655-67), un altro papa “numismatico”, che aveva disegnato di propria mano
            il famoso medaglione di fondazione del celeberrimo Colonnato berniniano, trasfuso
            poi nel bronzo da Gasparo Morone Mola; ma Alessandro dettava pure le iscrizioni
            delle sue medaglie più importanti, calcolandone perfino gli spazi tra le lettere a gui-
            sa di provetto incisore. La medaglia ideata da papa Ratti fu quella per il nuovo in-
            gresso dei Musei Vaticani. Numerosi gli incontri fra Pio XI e il Mistruzzi per decidere
            sul “come” rappresentare il nuovo ingresso, un vero e proprio edificio monumenta-
            le, che il Papa aveva ideato e che gli ingegneri e gli architetti dovevano realizzare.
            Ad una raffigurazione prospettica, Pio XI ne preferiva una laterale e, nonostante i
            dubbi dell’incisore sulla possibilità di trasferirla sul conio, impose questa sua idea,
            abbozzando su un pezzo di carta addirittura uno schizzo del modellato della me-
            daglia. Ne uscì un vero capolavoro di tecnica incisoria, dove l’artista friulano seppe
            lavorare su tre piani dimensionali diversi per dare la perfetta veduta assonometrica
            del nuovo ingresso (Fig. 7). Però gli incisori della Regia Zecca si trovarono di fronte
            alle difficoltà di trasferire direttamente sul conio il modello del maestro, difficoltà
            che comunque furono brillantemente superate grazie all’abilità manuale del Motti
            e, soprattutto, del Romagnoli.
                 Intanto, i rapporti fra Vaticano e Governo italiano purtroppo si andavano pro-
            gressivamente deteriorando sul piano politico. La dipendenza sempre più stretta di
            Mussolini da Hitler, non era ben vista da Pio XI, che giustamente temeva una svolta
            dittatoriale anche in Italia che, di conseguenza, sarebbe andata incontro ad un futuro
            sempre più tragico. Queste preoccupazioni riuscirono a spegnere nel suo cuore perfi-
            no l’interesse proprio per quella che, accanto all’alpinismo, era stata l’altra sua grande
            passione: la medaglistica. Mentre si fece sempre forte in lui la volontà di opporsi con
            tutta la sua autorità e tutte le sue forze al male, che stava dilagando ormai in tutto il
            mondo e che stava trascinando l’umanità nel baratro di una nuova guerra mondiale.
            Era stato un Papa diplomatico; ma ora, mentre nubi sempre più nere si addensavano
            all’orizzonte, non esitò a tuonare, senza mezzi termini, contro le dittature, ma soprat-
            tutto contro l’infame razzismo, preludio di immani tragedie contro l’umanità.
                 Gli ultimi mesi di vita, dunque, di questo Papa ormai anziano, ammalato e che sen-
            tiva vicina la morte, furono spesi a preparare una denuncia ancora più ferma e risoluta
            dell’Antisemitismo, del Fascismo e della collaborazione di quest’ultimo con il Nazismo;
            denuncia che sperava di terminare in occasione dell’ormai prossimo anniversario del
            decennale dei Patti Lateranensi, l’11 febbraio 1939. Vi lavorò intensamente nei giorni
            precedenti, e fu l’ultima sua battaglia. Il male, che già da qualche tempo lo tormentava,
            lo strappò inesorabilmente alla vita il 10 febbraio 1939, senza dargli, quindi, la possibi-
            lità di celebrare il decimo anniversario della Conciliazione, ma risparmiandogli, appena
            in tempo, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, di quella guerra che aveva cerca-
            to di scongiurare in ogni modo, anche offrendo al Signore la sua vita.


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