Page 382 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Lucia Travaini







                            i cat. nn. 1-2 e 5-8). Si tratterebbe di contraffazioni che potevano ingannare, simili
                            a quelle dei falsi fiorini prodotti da Mastro Adamo nel castello di Romena dei conti
                            Guidi con tre “carati di mondiglia” (vale a dire oro a 21 carati anziché 24): Dante
                            Alighieri (Inferno XXX, 58-90) ci fa sentire la sua voce nell’Inferno ben rilevando
                            l’ira di Adamo verso i veri responsabili del crimine, i conti Guidi; i nobili committenti
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                            spesso sfuggivano alle maglie della giustizia .
                                 Le caratteristiche sopraccennate, che fanno dubitare della bontà di alcuni esem-
                            plari, sono particolarmente evidenti nella moneta cat. n. 8. All’evanescenza delle
                            raffigurazioni si somma una rozzezza addirittura maggiore di quella degli esemplari
                            autentici, già di per sé elevata. Alcune lettere delle leggende sono tra loro scon-
                            nesse e di dimensioni differenti; la bordura di ermellino del manto senatoriale (in
                            realtà dogale) che scende lungo la gamba della figura inginocchiata, forse a causa
                            della mancata comprensione da parte di chi creò il prototipo che servì da modello,
                            oltrepassa la gamba stessa producendo una specie di pseudo-leggenda. Inoltre, le
                            stelle che sul rovescio generalmente circondano la figura di Cristo in mandorla, qui
                            ricordano più delle rosette che degli astri.
                                 Non possiamo sapere quale fosse la massa di contraffazioni che riuscivano a
                            penetrare in circolazione, ma potrebbe essere più elevata di quanto finora abbiamo
                            creduto. Non si può escludere che alcuni esemplari oggi noti, ritenuti autentici an-
                            che se “anomali”, in realtà siano contraffazioni coeve.
                                 La lista di monete firmata Simone Guido di Antonio (Camaiani), redatta intor-
                            no al 1420 o poco dopo il 1432, elenca i ducati contraffatti a San Severino Marche:
                            …ducati, i quali si contrafecero a San Soverino del conio di Vinegia; vogliono buono
                            occhio a conoscerli; nel 1432 fu condannato un falsario proprio in quella città e
                            potrebbe trattarsi della stessa falsificazione .
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                                 Nei castelli in località appartate venivano frequentemente attivate zecche clan-
                            destine per la produzione di monete diverse e alcune officine di falsari sono docu-
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                            mentate tra Umbria e Marche .
                                 Nel 1396 i Priori del Comune di Perugia si dovettero preoccupare di falsi
                            prodotti da un abruzzese: un eremita di Antrodoco, frate Pietro, che aveva cer-
                            cato di spacciare monete false perugine per un valore di 4.000 fiorini cercan-
                            do di cambiarle in oro, il che subito dovette attrarre i sospetti delle autorità.
                            L’eremita confessò di sapere che fossero false e disse che le aveva ricevute da
                            un certo Claudio aquilano falsario in un’officina a “Monte Albotto” (sic) nella
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                            Marca .


                            13    Per un aggiornamento su Mastro Adamo si veda noBili, travaini 2021.
                            14    travaini 2003, p. 183 e p. 188; roSSi, PaCiaroni 2001, pp. 157-158.
                            15    PiGozzo 2010, idem 2020.
                            16    vermiGlioli 1816, p. 75; travaini 2001, p. 141.


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