Page 380 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
P. 380
Lucia Travaini
campagne archeologiche di Moretti in Turchia, la piccola Cappadocia abruzzese si
5
trasformò nella Cappadocia orientale . Era ben nota la diffusione dei ducati d’oro
di Venezia nel Levante ma quando dovetti catalogare il ripostiglio mi posi il quesito
se monete del Senato Romano che imitavano quelle di Venezia potessero essere
state davvero presenti nella Cappadocia. Il dubbio fu risolto poi dalla consultazione
dell’incartamento di archivio che precisava queste monete essere state ritrovate dai
Granatieri nella località Alto di Pratalata del Comune di Cappadocia in Abruzzo.
Ho ripreso in considerazione il mio dubbio iniziale sul fatto che ducati del
Senato Romano potessero trovarsi nella Cappadocia orientale, come l’annotazione
“dall’Oriente” lasciava supporre. Anche sentito il consiglio dell’amico Julian Baker,
i cui studi sui ritrovamenti nella Grecia medievale nel Levante sono molto accurati,
tutta la documentazione sembra negativa, confermando che in Levante i ducati di
Venezia restarono dominanti, semmai accompagnati in Turchia da imitazioni locali,
ma non così quelli della zecca di Roma, destinati invece alla circolazione nei terri-
tori della Chiesa e regioni limitrofe .
6
I ducati di Venezia sono cinque e rispettivamente uno del doge Andrea Dan-
dolo (1343-1354), uno del doge Giovanni Gradenigo (1355-1356) e tre del doge
Andrea Contarini (1368-1382).
I tre ducati del Senato Romano appartengono al primo periodo delle emissio-
ni, avviate nel 1350. Questa data si basa sulla presenza in tutti gli esemplari noti
del simbolo del Sudario che viene ritenuto un riferimento alla Veronica, l’insigne
reliquia esposta in occasione del Giubileo, e si noti che lo stesso segno fu utilizzato
7
anche dalla zecca di Firenze .
I ducati del Senato Romano imitano quelli della zecca di Venezia raffigurando
san Pietro nel gesto di offrire il vessillo al senatore inginocchiato, il quale indossa le
stesse vesti del doge di Venezia incluso il tipico berretto detto corno; sull’altro lato è
la figura del Redentore nella mandorla di perle circondato da stelle con la leggenda
roma CaPut mvndi SPqr.
La scelta romana di imitare il modello di Venezia fu dovuta probabilmente a va-
rie motivazioni. È probabile che i mercanti fiorentini responsabili della gestione della
zecca di Roma volessero evitare l’imitazione della moneta di Firenze (come risulta
documentato successivamente) . È vero però che il tipo veneziano permetteva una
8
migliore identificazione della realtà senatoriale romana, offrendo anche la possibilità
5 Su Moretti cfr. CaGiano de azevedo 2012, pp. 710-712.
6 Cfr. Baker 2021, pp. 817-818, 843-844, 1307-1308: sono molto grata a Julian Baker per lo scambio di idee
e consigli.
7 CaPoBianChi 1896, pp. 106-107.
day 2011, p. 257. Roma batté per un breve periodo (ca.1339-1340) anche un’imitazione del fiorino, ma pri-
8
ma ancora, nel 1270-1280 circa, produsse un tipo aureo autonomo con il leone e la personificazione di Roma
in trono, e leggenda roma CaPvt mvndi, noti dalle fonti scritte (romanini d’oro: travaini 2003) e dal disegno di
Muratori di un esemplare perduto (travaini 2007).
364 365

