Page 381 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Due ripostigli aurei da Cappadocia (L’Aquila), secc. XIV e XV
di adattare l’originale mostrando san Pietro, il primo papa, nell’atto di offrire il vessillo
al senatore inginocchiato senza la mediazione del Papa vivente. Il contenuto aureo
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era buono, vicino a 24 carati, anche se in qualche caso furono sottovalutati .
Sembra anche utile valutare un altro elemento. Nel 1350 ormai si era ridotta
l’importanza del fiorino d’oro e specialmente in area adriatica il ducato di Venezia
aveva assunto una forte rilevanza: il ripostiglio ne è una testimonianza, accanto ad
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altri ripostigli con ducati di Venezia e altre monete .
Le emissioni dei ducati senatoriali continuarono con una certa consistenza
fino al pontificato di papa Eugenio IV Condulmer di Venezia (1431-1447). Ga-
rampi nel suo Saggio del 1766 aveva pubblicato i Capitolati di Zecca del 1431,
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1432, 1437, riportati poi da Capobianchi e altri. Da questi si deduce che i ducati
aurei romani continuarono i tipi precedenti. Mancano documenti per il periodo
successivo ma le monete stesse servono da documento. Nel 1436 Eugenio IV
subì una sommossa popolare che lo portò ad abbandonare Roma. Al ritorno
il Papa restrinse l’autorità del Senato Romano, di cui fu eliminata traccia dalle
monete. Sui ducati degli inizi del suo pontificato la Zecca pose lo stemma Con-
dulmer al di sotto dell’asta del vessillo nelle mani di san Pietro e queste sono le
ultime monete di questo tipo. In una tariffa del 1439 viene menzionato il ducato
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nuovo con l’arme di PP. Eugenio .
I tre ducati senatoriali nel ripostiglio di Cappadocia appartengono tutti al primo
periodo e credo verosimile poterli datare tra il 1350 e il 1380, concludendosi entro il
periodo di governo del doge Andrea Contarini (1368-1382), al quale appartengono
i tre più recenti ducati di Venezia. Suggerisco quindi una data di occultamento non
oltre il 1382.
Ma ora possiamo porre alcuni quesiti sulla qualità di queste monete: alcune ca-
ratteristiche, come la scarsa definizione di figure e leggende, la loro piattezza e una
certa granulosità dei fondi, potrebbero suggerire trattarsi perfino di contraffazioni,
di buon oro e peso, ma realizzate mediante fusione, forse con stampi ottenuti diret-
tamente da esemplari autentici, tramite un’impronta nella terra refrattaria (si vedano
travaini 1992, p. 182; GrierSon 1988, pp. 95-104.
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10 travaini 2001; si veda anche maCriPò 1999, p. 386 con il ripostiglio di Monteodorisio (Chieti) occultato
intorno al 1380, e Giuliani 2013 con un riesame del ripostiglio di Cermignano (Teramo), occultato intorno al
1410, con 3 ducati di Venezia.
11 GaramPi 1766.
CaPoBianChi 1896, p. 113. martinori 1928, p. 42. È questo l’inizio della monetazione aurea pontificia vera e
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propria; i nuovi ducati raffigurano su un lato lo stemma papale sormontato dalle chiavi decussate e sul rove-
scio la figura di san Pietro stante con le chiavi con due tipi di leggenda: il primo è S PetrvS - roma C m (caput
mundi), mentre il secondo è S PetrvS alma roma, eliminando ogni riferimento alle leggende del tipo senatoriale
(CeSano 1925; martinori 1928, pp. 31-32). Si tratta di esemplari molto rari e la Cesano nel 1925 ne scrisse in
quanto un esemplare con leggenda del primo tipo era presente nel ripostiglio di Terni appena acquisito dal
Medagliere del Museo Nazionale Romano. Capobianchi tentò una classificazione generale dei ducati romani
di tipo veneto, anche se non riuscì a proporre una cronologia delle diverse fasi. Muntoni ha perfezionato la
classificazione in merito ai segni di zecca, ma non ha proposto nuove datazioni (muntoni 1972-1973, IV,
pp. 194-199 e p. 202 note agli esemplari 126-133).
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