Page 267 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Nella cassaforte di “The voice of Gold”







                  Il busto diademato, corazzato e paludato di Valente, con leggenda d n valen-S
            P f avG, conferma la formalizzazione stilistica e l’immobilizzazione epigrafica così
            come s’erano andate codificando alla fine del regno costantiniano. Al rovescio, in
            sostituzione dell’effige del sovrano, compare per la prima volta sui medaglioni
            di questo Imperatore l’immagine in trono di Roma con elmo, globo nella destra
            e lunga asta nella sinistra accompagnata da un testo celebrativo della  Gloria
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            romanorvm . ma anche in questo caso veniva ribadita una lunga e precedente tra-
            dizione iconografica propria dei medaglioni costantiniani, passata poi a Costanzo
            II, Magnenzio e Decenzio, a Valentiniano I, Graziano e Valentiniano II .
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                 In conclusione, questo nucleo di aurei, di multipli dell’aureo o del solido per-
            venuti al Medagliere del Museo Nazionale Romano nel 1923 e ivi conservati non
            solo documentano ipso facto l’elevato, forse oggi neppure immaginabile pregio arti-
            stico e storico della raccolta del tenore Enrico Caruso, ma anche l’efficacia dell’inter-
            vento della mano pubblica ai fini della tutela/valorizzazione di esemplari altamente
            significativi. E se questo avvenne, fu solo per merito di funzionari della statura di
            Secondina Lorenza Cesano, studiosa colta, non alla sequela di pratiche vincolistiche
            e falsamente motivate da esigenze di salvaguardia del patrimonio pubblico. Chissà
            se si potrà ricostituire l’intera collezione Caruso, anche solo mediante le nuove tec-
            nologie digitali, al di là dei dati meramente catalogici dei Listini della The American
            Art Association, New York 1923 e di Canessa 1923, e rimettere insieme i vari pezzi
            reali spingendosi al recupero delle loro precedenti provenienze dal collezionismo
            colto dell’Ottocento. Forse questo auspicio resterà nulla più di un desideratum, ma
            da non lasciar cadere perché testimonierebbe, all’unisono, la significativa esperien-
            za di un tenore che s’appassionò all’antico e all’arte e l’incisiva vitalità di una fun-
                                                                                    80
            zionaria dello Stato, fedele a una missione prima di tutto culturale .























            78    toynBee 1986, p. 175.
            79    toynBee 1986, p. 175, in particolare riferimenti alle note nn. 120-123.
            80    Silvana Balbi de Caro (1941-2021), alla cui memoria è dedicato questo saggio, con forte ed energica coe-
            renza nella sua lunga direzione del Medagliere del Museo Nazionale Romano, operò in una prospettiva del
            tutto simile.


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