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ROMA, MUSEO DELLA ZECCA



                  In anni successivi alla pubblicazione del catalogo della collezione di modelli in cera di Benedetto
             Pistrucci (Pirzio Biroli Stefanelli 1989), l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ha effettuato per il Mu-
             seo della Zecca ulteriori notevoli acquisti - 34 modelli in cera e un cammeo - di opere dell’incisore che
             in momenti diversi erano comparse sul mercato antiquario romano. Un primo nucleo di nove modelli
             in cera, acquistato nel 1993 dall’antiquario Vangelli in via Margutta, è già stato pubblicato da chi scrive
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             nel Bollettino di Numismatica . I due acquisti successivi, nel 1997 e nel 2000 presso l’antiquario Valerio
             Turchi di via Margutta, sono ancora inediti, ad eccezione dell’autoritratto dell’incisore presentato nella
             mostra Maestà di Roma nel 2003 e del cammeo in sardonica con Maschere, firmato PiStruCCi, esposto
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             nella stessa occasione . I modelli sembrano tutti provenire dalla stessa fonte, tuttora non individuata, e
             in origine facevano certamente parte, così come i nove modelli acquistati in precedenza, della collezio-
             ne di circa 500 cere che l’incisore aveva lasciato in eredità alla sua morte (1855) alle due figlie Elena e
             Maria Elisa che vivevano con lui nel Regno Unito. I modelli acquistati dallo Stato Italiano nel 1912 sono
             395. Mancherebbero quindi ancora circa settanta modelli per ricomporre la collezione originaria che fu
             portata in Italia nell’ottobre del 1859 quando le due sorelle fecero ritorno a Roma e che fu, in seguito,
             al centro di una controversia famigliare con i fratelli Federico e Raffaele, e poi tra i loro discendenti,
             riguardo la sua effettiva proprietà e la validità del testamento dell’incisore . È probabile che, per rag-
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             giungere un accordo tra i fratelli, siano stati estrapolati circa 100 modelli e che provengano da questo
             gruppo i 34 che sono ricomparsi sul mercato e che ora sono andati a reintegrare in parte la collezio-
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             ne . A questi sono da aggiungere alcuni esemplari conservati nel Museo di Roma . Che ne facessero
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             effettivamente parte sembra dimostrato dal fatto che alcuni di questi si inseriscono perfettamente nella
             sequenza di elaborazione di un modello, mentre alcuni dovrebbero essere stati modellati delle figlie
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             che, come è noto, proseguirono anche a Roma ad incidere cammei in pietre dure .
                  La collezione dei modelli di Pistrucci, prima di essere acquisita dal Museo della Zecca, fu esposta
             al pubblico a Roma nel 1883 in occasione dell’apertura del Palazzo delle Belle Arti in via Nazionale .
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                  Alcune delle nuove cere (nn. 2, 4, 11-14) sono riconducibili a progetti per medaglie; rappresen-
             tano infatti fasi per l’elaborazione dei modelli finali delle medaglie di Waterloo, della Royal Humane
             Society, della Regina Vittoria. Sono presenti alcuni ritratti in parte già noti, altri non ancora documentati.
             L’Autoritratto (n. 1) è vicino al ritratto di Pistrucci che si trova sul dritto della medaglia che l’incisore
             prussiano Karl Friedrich Voigt dedicò nel 1826 all’artista italiano presso il quale aveva lavorato alla
             Royal Mint per un breve periodo e a quello di un gesso oggi nel Museo di Roma (Museo di Roma, n. 7).
             I restanti sono modelli per cammei oggi perduti, ad eccezione di quello con la Ninfa Amaltea che nutre
             il piccolo Giove con una cornucopia (n. 23) che corrisponde a un cammeo in sardonica già noto (Ad-
             dendA, Cammei, n. 90). L’Ercole in riposo (n. 19) è uno degli elementi che compongono l’emblematico
             Capriccio scolpito in marmo nel 1829 in un momento particolarmente tormentato della vita dell’artista;
             recentemente ricomparso sul mercato antiquario, è stato al centro di un piccola affascinante mostra
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             presso il Soane’s Museum di Londra prima di entrare a far parte delle collezioni di Waddesdon Manor .

             1  Pirzio Biroli Stefanelli 1995b, pp. 251-256; Pirzio Biroli Stefanelli 1996b, p. 192, figg. 10-11.






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